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mercoledì 20 marzo 2013

Era Dalia Nera e le devo molto

Non l'ho mai conosciuta da viva.

Lei, per me, esiste solo attraverso gli altri, nell'evidenza delle loro reazioni alla sua morte. Scavando a ritroso e attenendomi ai fatti posso dire che era una ragazza triste e una puttana.

Nella migliore delle ipotesi era una fallita, un'etichetta che, del resto, potrei applicare a me stesso. L'avrei consegnata volentieri a una fine anonima, poche righe su un rapporto della Omicidi, una copia carbone per l'ufficio del magistrato, i formulari per la fossa comune. 

Ma lei non avrebbe approvato questa conclusione: avrebbe preferito rendere manifesta la sua storia in tutta la sua brutalità. 

Le devo molto e poiché io solo conosco i fatti per intero, tocca a me mettere per iscritto queste righe.

(da James Ellroy, incipit di Dalia Nera, Mondadori)

lunedì 4 febbraio 2013

La bellezza annidata nello sporco della vita

Il noir nasce quando il genere umano è spinto alla follia in un bar o nell'oscurità, descrive uomini e donne che la sorte ha spinto troppo in là, la cui vita si è contorta e deformata... Il noir esiste per far vedere agli uomini cos'è la vera disperazione: le piccole, buie stanze dell'esistenza dove ogni uscita è sbarrata.

Ho conosciuto Derek Raymond, diversi anni fa, sulle pagine di un libro - Aprile è il più crudele dei mesi - che avevo acquistato più che altro per il titolo, citazione di grande poesia piantata nel cuore di un noir.  E non so se sia giusto considerarlo una sorta di James Ellroy inglese, non so in effetti se sia accettabile per qualsiasi scrittore la sarabanda delle comparazioni e degli accostamenti.

Ma quello che mi importa è che Derek Raymond è solo e soltanto Derek Raymond. Con le sue storie spietate che non sono solo sangue e morti ammazzati, che sono anche lirica dolente, bellezza annidata nello sporco della vita. Con il suo sguardo capace di sgretolare ogni ipocrisia e di andare al cuore delle cose. Con le sue parole come la partitura musicale di un balletto dove male e bene danzano insieme, più che intrecciati, confusi l'uno nell'altro.

Stanze nascoste è la sua autobiografia, pubblicata da Meridiano Zero. Non l'ho ancora letta, ma so qualcosa della vita di Derek Raymond, uomo perennemente in fuga, uomo che decise di nascondersi a se stesso (Derek Raymond, tra l'altro, è uno pseudonimo) e al destino che gli era stato assegnato. Uomo che è perfino troppo facile reclutare nella folta schiera degli scrittori maledetti, lui che si sottrasse agli agi famigliari e agli studi di Eton per vivere tra i miserabili, accompagnarsi a trafficanti e assassini, innamorarsi di prostitute e alcolizzate.

Non cercate la sua biografia, in Stanze segrete. Cercate la sua vita, complicata e sfuggente, bella come un lampo nella tempesta.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...