- Lei non ha mai pensato all'eternità? chiede Dio.
- No, non ho tempo. Perché?
- L'eternità non è divertente, e so di cosa sto parlando. Ho voluta risparmiarla agli uomini
Sì può coniugare teologia e umorismo, ragionamenti affatto banali sul senso della creazione e situazioni da pubblicità del caffé Lavazza? Questo piccolo leggero libro pubblicato dalla Vallecchi ci dice che sì, si può fare. Senza clamore e senza provocazioni, abbandonandosi con disinvoltura a una lettura che di tanto in tanto può persino arrestarsi di fronte a qualche scintillio di sorprendente verità.
Un Dio annoiato - la noia è un po' il filo dell'intero libro - e un po' deluso da quanto ha creato bussa alle porte di una grande azienda, a caccia di lavoro. Il suo curriculum è senz'altro impressionante - chi altri può vantarsi di avere creato il Creato? - ma domande e test psico-attitudinali del direttore del personale sono una bella gatta da pelare.
Forse non poteva che essere un uomo come Jean-Louis Fournier, autore televisivo e scrittore comico molto popolare in Francia, a inventarsi un libro come questo. Ma attenzione, alcune frasi ve le porterete dietro e non vi abbandoneranno tanto facilmente.
- Mi viene da chiedermi se ciò non sia gettar le perle ai porci. I miei cieli stellati hanno un indice di gradimento molto basso. Quanti sono quelli che la sera ancora contemplano il cielo? Quasi tutti guardano la televisione...
Il direttore concorda
Una piccola isola di parole nel grande oceano della rete per condividere libri e mondi
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domenica 26 dicembre 2010
martedì 21 dicembre 2010
Un libro per ragionare su se stessi
Quante volte ci riempiamo la bocca di parole che suonano alte ma che non sappiamo bene quali concetti si portano dietro. Verità, giustizia, libertà....
Parole importanti, che spesso sono consegnate all'esercizio retorico o alla riflessione filosofica, ma che in realtà hanno a che vedere con la vita, con quanto fa sì che l'uomo sia davvero uomo. Come in quella gran pagina di Shakespeare dove Antonio, di fronte al cadavere di Bruto che si è appena suicidato, esclama: “Questo era un uomo!”. E Bruto era addirittura il nemico...
Essere un uomo, cioè essere autentico. E con La vita autentica (Raffaello Cortina editore) Vito Mancuso non ci offre una lezione di teologia, ma ci stana, ci provoca, esige da noi di interrogarci.
Autentico, cioè che riguarda noi stessi. Ma cosa effettivamente ci riguarda?
Che risposte importanti, che si colgono tra queste pagine. Che la condizione della autenticità è la libertà. Che la libertà è una conquista e una sfida. Che la libertà non è vuota, ma ha bisogno di una vocazione, di una missione, di qualcosa comunque più grande di noi...
Un libro che fa bene, un libro che ci dà profondità....
Parole importanti, che spesso sono consegnate all'esercizio retorico o alla riflessione filosofica, ma che in realtà hanno a che vedere con la vita, con quanto fa sì che l'uomo sia davvero uomo. Come in quella gran pagina di Shakespeare dove Antonio, di fronte al cadavere di Bruto che si è appena suicidato, esclama: “Questo era un uomo!”. E Bruto era addirittura il nemico...
Essere un uomo, cioè essere autentico. E con La vita autentica (Raffaello Cortina editore) Vito Mancuso non ci offre una lezione di teologia, ma ci stana, ci provoca, esige da noi di interrogarci.
Autentico, cioè che riguarda noi stessi. Ma cosa effettivamente ci riguarda?
Che risposte importanti, che si colgono tra queste pagine. Che la condizione della autenticità è la libertà. Che la libertà è una conquista e una sfida. Che la libertà non è vuota, ma ha bisogno di una vocazione, di una missione, di qualcosa comunque più grande di noi...
Un libro che fa bene, un libro che ci dà profondità....
martedì 7 dicembre 2010
sabato 30 ottobre 2010
Vito Mancuso e il silenzio che ci fa bene
E' un libro straordinario, La vita autentica di Vito Mancuso (Raffaello Cortina editore), uno di quei libri che mi piace dire che fanno bene: e non importa se si sia credenti o no, non importa nemmeno se amiamo teologia o filosofia, perché questo è soprattutto un libro che ci riporta al centro della vita.
Tra tutte, mi ha colpito la riflessione sul rapporto diretto che esiste tra la nostra mente, il linguaggio, la menzogna. Magari è anche evidente, però spesso ci si dimentica.
Tra tutte, mi ha colpito la riflessione sul rapporto diretto che esiste tra la nostra mente, il linguaggio, la menzogna. Magari è anche evidente, però spesso ci si dimentica.
La realtà in sé è necessariamente autentica, mentre la nostra rappresentazione di essa mediante il linguaggio, e prima ancora mediante la percezione mentale, necessariamente autentica non è; può essere anche inautentica, non di rado lo è
La menzogna non è nelle cose, insomma, è nelle parole che usiamo. E' in noi stessi, viene da noi. Non ci avevo mai pensato, ma la parola latina mens è radice sia di mente che di menzogna.
Dice Vito Mancuso:
La menzogna non è nelle cose, insomma, è nelle parole che usiamo. E' in noi stessi, viene da noi. Non ci avevo mai pensato, ma la parola latina mens è radice sia di mente che di menzogna.
Dice Vito Mancuso:
Ma come si controlla la mente? Riportandola al reale. Fermandola sul reale. Inchiodandola sul reale
E aggiunge qualcosa di importante non solo sulle parole, ma anche sul silenzio che a volte riesce a districarsi dalle parole.
Il grado di falsità è direttamente proporzionale al numero di parole pronunciate
Per questo il silenzio fa bene. Per questo può essere più vero di tante parole.
Per questo il silenzio fa bene. Per questo può essere più vero di tante parole.
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E' questa la terribile domanda a cui prova a rispondere Vito Mancuso, uomo che sente profondamente che la cultura non può essere solo erudizione, perché la cultura deve fare bene alla vita, deve crescere con la vita, - altrimenti a che serve?
Uomo ma anche teologo che si interroga sul dolore, anzi, sul dolore degli innocenti: che poi è interrogativo che spesso e volentieri proprio la teologia ha rimosso o trattato con imbarazzo.
Questo libro, Il dolore innocente, varrebbe anche solo per questo: per la tensione etica che chiede di porre il problema e poi di spremere tutte le risposte che sono dovute, senza ipocrisie, senza scorciatoie. Tensione che ne fa lettura importante anche per chi, come il sottoscritto, di teologia non si è mai occupato.
E che riflessione sul dolore, che scaturisce da queste pagine. Un atto di accusa contro il dolore colpevole, contro il dolore necessario. Ma anche una riflessione utile a tracciare un orizzonte dove dignità, rispetto, sentimenti puliti sonodavvero le sole cose a contare davvero.
Ps: fino all'Ottocento il portatore di handicap era designato con il termine mostro. Mostro, dal verbo latino monstrare. Diceva Cicerone: I mostri sono chiamati mostri proprio perché mostrino qualche cosa che deve avvenire. Anche su tutto questo ci sarebbe di che dire....