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lunedì 2 giugno 2014

Gay Talese, giornalista e contastorie

Credo che sia legittimo scrivere delle inchieste con le armi proprie di colui che racconta delle storie.

Io aspiro ad essere un buon contastorie, con una caratteristica importante, ed è che io non mi allontano dai fatti e uso soltanto dei nomi reali.

Ci sono grandi romanzieri che sono stati dei magnifici giornalisti, come Graham Greene, John O'Hara o Hemingway. Io scrivo dei reportage, e un reportage non è narrativa. Bisogna stare molto attenti a non immaginare assolutamente nulla. Spetta al romanziere immaginare.

Lo scrittore di non-narrativa deve lavorare sull'aspetto interiore del personaggio, su ciò che lo circonda, sull'atmosfera nella quale vive. Tutto ciò dà alla cronaca un'aria di narrativa, ma ci sono differenze e sfumature. In un buon reportage, i fatti si devono subordinare al personaggio e non il contrario.

(Gay Talese, sul Venerdì di Repubblica, intervistato da Eduardo Lago)

giovedì 4 novembre 2010

Quando la rapidità non fa male

Forse avete letto anche voi la storia di quel concorso letterario aperto a ogni genere di romanzo, basta che i concorrenti rispettino un solo requisito, averlo scritto in appena 30 giorni. Nel caso, vi riporto quanto ha scritto Raffaella De Santis sulle pagine di Repubblica:

Se Jack Kerouac ha scritto On the road in solo tre settimane, perché non tentare. Centinaia di migliaia di aspiranti scrittori sparsi in tutto il mondo in questi giorni ci sperano e intasano con i loro manoscritti il sito web del National Novel Writing Month

Non so se questo concorso mi piace. Certo, a giudicare dal suo successo, pare essere decisamente in sintonia con i nostri tempi. Tempi dove evidentemente la rapidità - e non la lentezza - pare dote essenziale e imprescindibile. In cui la scrittura è quella veloce, quasi automatica, delle email e non quella di chi distilla le parole su uno schermo bianco o peggio ancora su un foglio di carta. Tempi in cui, peraltro, i libri entrano nelle librerie e ne escono con lo stesso ritmo dei turisti in un villaggio vacanze.

E dunque, pensandoci un po' di più questa idea mi piace ancora meno. Però se insisto a pensarci l'occhio mi casca anche sul titolo dell'articolo: Quei grandi romanzi scritti in pochi giorni.

E allora è giusto ricordarsi di Jack Kerouac e dei tanti altri che volarono sulle pagine. Stendhal che completa La Certosa di Parma in appena 52 giorni tenendo fuori di casa tutti gli scocciatori ("Il signore è a caccia" dice la servitù). Fedor Dostoevskij che impiega solo 26 giorni per Il giocatore. Graham Greene, William Faulkner, Luigi Pirandello che in una manciata di settimane sfornano capolavori.

E allora preferisco sospendere il giudizio. Perché mi sa che non conta quanto si è veloci, ma quanto si ha da dire. Quanto ci si sente a proprio agio in quello che si dice. E sarà banale, ma è proprio così.

giovedì 15 luglio 2010

Le citazioni che accompagnano un viaggio

Viaggiare, ma anche riflettere sul senso del viaggio, sui cambiamenti della "geografia dell'anima" che accompagnano gli spostamenti sulle mappe del mondo. E servono, come no, le pagine dei libri. I libri che uno si porta dietro, i libri che riemergono come reminiscenza, emozione ridestata, citazione, mentre si va avanti, un passo dopo l'altro.

Da alcuni giorni, lo sapete, sono lontano da casa: un bel viaggio tra l'Inghilterra del Nord e la Scozia. Mi sono portato dietro uno zaino pieno di libri, ma anche un bloc notes dove alcune pagine raccolgono le citazioni di viaggi precedenti.

Ecco tre citazioni che mi fanno compagnia, anche se con la semplice ragione è difficile incastrarle in un ragionamento unitario e coerente (ma a che serve, del resto?)

E allora, Claudio Magris da L'Infinito viaggiare:

Molte cose cadono, quando si viaggia; certezze, valori, sentimenti, aspettative che si perdono per strada – la strada è una dura ma anche buona maestra. Altre cose, altri valori e sentimenti si trovano, si incontrano, si raccattano per via. Come viaggiare, pure scrivere significa smontare, riassestare, ricombinare


Il cinico Fowler di The Quiet American di Graham Greene:

Io non sono un giornalista. Sono solo un fottuto reporter: non faccio analisi, racconto quel che vedo – o quel che mi lasciano vedere

E un antico detto tuareg:

Mettiti in cammino anche se l’ora non ti piace. Quando arriverai l’ora ti sarà comunque gradita

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...