E quando mai qui parlo di musica, se non filtrata attraverso le pagine di un libro o distillata nelle emozioni di un viaggio? Però questa volta, permettetemi, un'eccezione la faccio. Per me questo non è è un disco come gli altri. Non è solo bello da ascoltare. Per me, figuratevi, è anche un libro, un ottimo libro. Di quelli che prendono e non ti mollano e ti fanno andare lontano.
E ci si può tuffare dentro come un pescatore di corallo in mare, per riportare a galla parole che raccontano, parole non superflue.
Un disco così, Inchiostro di Letizia Fuochi (Materiali Sonori), mia concittadina e persona amica, che non vive solo di musica, ma di buone letture. Un disco da tournée in tanti teatri, ma che vorrei anche presentato in libreria, perchè gli spartiti si incrocino con le citazioni, le note con i versi.
E del resto mi sa che è scelta consapevole, questo titolo, non deciso alla leggera. Perché l'inchiostro sembra così fuori moda, nell'epoca del digitale. Come i diari di una volta soppiantati dai social dell'eterno presente. Eppure c'è ancora bisogno di inchiostro, per mettere davvero nero su bianco la propria vita.
Che è quanto Letizia fa, con coraggio, anche, senza mai sottrarsi. In questo forse aiutata dalla musica, che come la poesia mal si addice alla presunzione di una forma senza sostanza, all'ipocrisia degli effetti speciali.
E' opera autentica, questa. Sincera fino a essere impietosa. Densa di sentimenti, ma intrisa di ironia. Autobiografica - la vita messa nera su bianco - ma non inchiodata alla contemplazione del proprio ombelico. E tanto meno lettura banale, rassicurante, di ciò che è stato e ciò che è.
Come nella Canzone del tempo presente, dove il racconto di sé si fa pluralità di storie, dove il presente è parola che richiama tutti all'appello, dove oggi è anche ieri, dove gli anni, tutti insieme, appaiono all'improvviso. E la sofferenza non è solo sofferenza, ma anche possibilità, perché si passa tra i rovi per sentire meglio il profumo delle rose.
Io sono, non so se sarò, sopravviverò ironicamente.... a questo presente
Ed è così che si finisce e poi si ricomincia e per me è già una canzone da riascoltare, anche se poi cuore e testa già divagano - come sempre - e sono già a rovistare tra De Andrè e Guccini, più qualche poeta francese, mentre più di un romanzo fa capolino dal passato.
E c'è tutto questo nelle canzoni di Letizia, in questo disco che per me è un libro, anzi, molti libri.












Incontrate parole come queste, in Rock & Gol di Benedetto Ferrara (Cult edizioni).
Incontrate personaggi come persone vive che dicono cose così: e forse siete proprio voi che quel giorno vi siete svegliati male, che non sapete dare un senso alla vostra vita mentre intorno tutto si sbriciola, mentre non resta che aggrapparsi all'emozione di una canzone, giusto quella, o all'attesa della partita della squadra del cuore, la partita della vita, perchè si sa, è facile che certi treni non passino due volte, se la tua squadra del cuore è quella che è...
Potete essere voi, o almeno potete facilmente indossare quei panni, se a cucirveli addosso è uno come Benedetto Ferrara.
Che poi è uno a cui per forza devo essere grato. Per quanto mi riguarda è uno dei migliori giornalisti sportivi in circolazione, e lo dico anche a prescindere dall'ovvia constatazione che tifiamo per la stessa sciagurata squadra, con la sua storia avara, pochi lampi di luce in tanta storia magra.
Gli sono grato anche per la musica, per le sue tante buone dritte da enciclopedista del rock che mi ha fatto arrivare dalle pagine dei giornali come dai microfoni di una radio.
Però posso anche a fare a meno del background, perché in questo libro c'è già tutto questo, c'è ed è inevitabile.
Il calcio, la musica, i sogni, l'immensa capacità di complicarsi la vita. Che poi sono gli ingredienti necessari per continuare a sentirsi ragazzi adulti. Mai davvero cresciuti, malgrado l'anagrafe. Roba da portarsi in palmo di mano. Roba da prendersi a schiaffi.