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martedì 7 febbraio 2017

La copertina è il vestito dei libri

La copertina giusta è un come un bel cappotto, elegante e caldo, che avvolge le mie parole mentre camminano per il mondo, mentre vanno a un appuntamento con i miei lettori.

Cosa sarebbero i libri senza le loro copertine? E quante volte abbiano comprato un libro solo perché sedotti da una copertina, senza sapere niente di un autore o di cosa ci sia dentro le sue pagine?

Così importanti le copertine, possono decidere un destino di un libro, anzi, fanno di un libro ciò che un libro è. Non solo perché un libro è anche un magnifico oggetto da toccare, da accarezzare con lo sguardo, da accudire sugli scaffali di casa. Una copertina, in realtà, è anche un modo di raccontare un libro. E' la sua prima traduzione in un'altra lingua, senza alfabeto.

Così importanti le copertine, eppure non è che ci si rifletta tanto. A me almeno è capitato molto poco, fino a che, in questi giorni, non mi sono imbattuto in Il vestito dei libri di Jhumpa Lahiri, libretto uscito per Guanda e prima ancora lectio magistralis tenuta in occasione del Festival degli Scrittori di Firenze.

La scrittrice giusta, Jhumpa Lahiri, donna che attraversa diverse culture e diverse lingue, per raccontare di come le copertine attraversano la scrittura e ne sono attraversate.

Per un autore la copertina è come un saluto. Il libro è terminato, sta per salpare verso le librerie, comincia una vita propria. L'illustratore è tra i primi che lo ha letto, valutato, interpretato. E da questo passaggio dipenderanno molte cose.

Non sempre a dire il vero scrittore e illustratore sembrano parlare la stessa lingua. E come mai lo stesso libro in paesi diversi esce con copertine tanto diverse? Come mai negli Stati Uniti conta più l'individualità della singola opera  - e quindi della singola copertina - mentre da noi pesano più le copertine di collana, che permettono di conoscere più un percorso e una famiglia di autori?

Pesano e funzionano di più, almeno per persone come me, che magari hanno dimenticato da un pezzo un nome e un titolo, ma non le copertine blu di Sellerio o le bianche di Einaudi...

Quante cose che ci dicono le copertine. A quante cose servono. A volte sbagliate, a volte così e così, a volte riuscite. Talvolta addirittura perfette, come un abito che ci sta a pennello....

 Come se lo scrittore e l'illustratore fossero salpati insieme, per quel viaggio che è un libro. 

giovedì 1 dicembre 2011

Quell'autobiografia è prima di tutto una copertina

Che bello andare così in controtendenza. Mentre tutti cantano le magnifiche sorti e progressive del libro smaterializzato, della parola strappata alla carta e lasciata andare libera sulla Rete, da qualche tempo su Tuttolibri spicca una bella rubrica di Marco Belpoliti: La copertina.

Insomma, non una rubrica sui libri, nel senso di quello che c'è dentro: saggio o poesia o romanzo, trama e personaggi e così via. Ma il libro inteso, amato, raccontato nella sua splendida materialità. Oggetto che è bello guardare, toccare, sfogliare, sistemare al posto giusto in libreria.

Guardate per esempio come Belpoliti parla di Prima della fine di Ernesto Sabato, libro che inaugura la più che promettente collana-casa editrice Sur:

Per comporre nome dell'autore e titolo si usano solidi caratteri commerciali ottocenteschi, un egizio e un bastone condensato, e un Bodoni Poster per il numero sul dorso; mentre nell'interno il testo è in un attualissimo Miller del 1997 disegnato da Matthew Carter con capolettera nella prima pagina

Non sono sicuro di aver capito tutto, però c'è qualcosa di straordinariamente bello in tutto questo. Anche senza pensare che questo è un libro del grande Sabato, un'autobiografia scritta sul ciglio dell'esistenza, una doccia di malinconia che il giallo della copertina sembrerebbe quasi scacciare, benché il giallo, a ben vedere, sia anche il colore degli esclusi e degli emarginati.

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...