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lunedì 9 giugno 2014

La poesia come preghiera, in forma di pietra


Ma quindi, allora, tutto ciò premesso:
che cosa deve essere oggi la poesia?

Oggi la poesia deve essere un seme.
Aprite in due i corpi di questi morti
e seminatene tutti
questo è il mio seme che crescerà dentro di voi.

Se il chicco di grano, caduto in terra
non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto.

Oggi la poesia deve essere una preghiera.
Nient'altro che una preghiera
in forma di pietra
scagliata con la mano. 

(Massimiliano Damaggio, Poesia come pietra, Edizioni Ensemble)


giovedì 22 novembre 2012

Le tempeste della vita e la letteratura del naufragio

Le narrazioni solo il luogo dell'incontro tra le esperienze umane. I naviganti seminano storie in ogni angolo della terra. Il mare raccoglie i loro racconti, le loro gioie e disperazioni che divengono simbolo del nostro affannarci quotidiano alla ricerca di una rotta.

Chi non si è mai sentito in balia delle tempeste della vita, perso, naufrago, incapace di trovare un possibile approdo, di sperare in una salvezza?

A volte coloro che hanno provato questo smarrimento hanno avuto l'intuizione che da lì, oltre le onde, potesse iniziare la "rinascita". 

S'impara molto dall'esperienza di una perdita totale. La "letteratura del naufragio" tratta proprio di questo, della vita, e s'interroga su quesiti mai risolti: il perché della morte, del dolore, dell'esistenza o meno di Dio. 

(dall'introduzione a Maria Cristina Mannocchi, Tempeste e approdi. La letteratura del naufragio come ricerca di salvezza, edizioni Ensemble)



venerdì 9 novembre 2012

Cosa portarsi dietro in caso di naufragio

E voi, cosa vi portereste dietro, in caso di naufragio?

Su Tempeste e approdi, sorprendente libro di Maria Cristina Mannocchi, edito da Ensemble, ho ritrovato la storia di Simonide, il poeta lirico di cui forse alcuni di noi - temo anche il sottoscritto - al liceo studiarono l'encomio sui morti delle Termopili.

E dunque pare che durante un naufragio tutti i passeggeri della nave che colava a picco si preoccuparono di mettere in salvo i loro averi, quanti più possibile. Solo Simonide, benché a bordo avesse diverse ricchezze, non si portò dietro niente.

Gli altri passeggeri, appesantiti, finirono per annegare. Chi faticosamente riuscì a raggiungere la riva venne assalito e derubato dai predoni.

Simonide nuotò leggero e a terra incontrò un uomo che conosceva i suoi versi e che lo ospitò. Un favola gli mette in bocca queste parole:

Ve lo dissi che avevo con me ogni mia ricchezza; i beni che voi invece vi siete affannati ad arraffare sono andati a fondo!

E voi, cosa vi portereste?


martedì 1 maggio 2012

Quando i giornalisti raccontano l'isola che non c'è

Le onde sono alte, troppo alte. Lo pensavo anche qualche ora fa sul barcone, ma ora mi sembrano veramente immense. Ogni volta che arriva l'onda penso che sia l'ultima cosa che vedrò nella vita. Misericordioso. Compassionevole. Santo. Potente. Creatore. Ogni tanto mi rivolgo all'Immenso: è l'unico modo per avere un po' di forza. Novantanove nomi per novantanove momenti angoscia. E poi ricomincio. Non so quanto tempo possa essere passato. 

Lampedusa isola senza tempo, si legge, e verrebbe da pensare a un depliant turistico, a ciò che si dice per attrarre eserciti di spensierati vacanzieri. Però cosa significa, se su questa isola arrivi da migrante in fuga da troppe cose, senza sapere se Lampedusa sarà ponte o vicolo cielo, cimitero di speranza o nuovo inizio?

E' chiaro che il tempo è un altro tempo, allora. E' chiaro che si tratta di un infinito presente che ha teso la sua trappola e che la trama si è impantanata senza che le sue storie si possano sciogliere, in un senso o nell'altro. E' chiaro che ha ragione Lucia Magi, giornalista di El Paìs, che nella postfazione a questo libro scrive:

L'isola che non c'è scompare soprattutto fra le pieghe di un passato che si vuole allontare e di un futuro che non sa cominciare.

Lampedusa. Cronache dell'isola che non c'è - uscito per la casa editrice romana Edizioni Ensemble - fotografa questo limbo, questa attesa, questo presente, nei lunghi mesi in cui Lampedusa è stato sinonimo di emergenza, più o meno strumentalizzata politicamente, più o meno maldigerita dal circo mediatico.

Gli autori, Laura Bastianetto e Tommaso Della Longa, sono due giornalisti professionisti. Il loro mestiere più volte li ha portati dentro i disastri del nostro presente. Per raccontare "l'isola che non c'è", però, non scelgono la strada - più scontata - del reportage, dell'inchiesta giornalista.

Il giornalismo, in questo caso, si mette al servizio delle vite, presta loro la voce. Ne viene fuori un racconto corale, che sa essere allo stesso tempo autentico e dolorosamente poetico.

domenica 4 marzo 2012

Genova e la poesia di Claudia De Venuto

Borbottìo di matti per i vicoli,
dev'essere l'aria di mare
o l'odore di pesce imputridito
oppure quei topi grassi che ti guardano di traverso
e ti fanno cambiare strade, con ghigni sconosciuti.
Le voci parlano tutte le lingue
in questa babele generosa,
le strade hanno tutti gli odori.
Qui ci navigo come il tempo,
arrivo quando fischia il capotreno
perché ho bagagli facili,
carte più di quante se ne debbano portare,
zavorre che non mi seguono mai,
sogni che non si possono lasciare.

(Da Claudia De Venuto, Reciprocità, Edizioni Ensemble)

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...