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giovedì 7 novembre 2013

La storia dell'uomo che uccise per le sue menzogne

Ho pensato che scrivere questa storia non poteva essere altro che un crimine o una preghiera.

Ed è vero, cos'altro può essere raccontare la storia di Jean-Claude Romand, l'uomo che un giorno del 1993 massacrò moglie, figli, genitori perché non fossero testimoni della sua vita di menzogna? Già, forse può essere anche verità, semplicemente verità, quella verità che peraltro può avere molto a che fare sia con il crimine che con la preghiera.

Una verità da maneggiare con cautela, ma anche senza alibi. E senza gli effetti speciali che troppo spesso si accompagnano alle storie criminali che fanno audience televisiva e sollecitano reazioni viscerali.

Emmanuel Carrère, nel suo L'Avversario (Adelphi), non ha bisogno di nient'altro che del suo bisogno di verità, per raccontare la storia di un uomo che è arrivato a fare quello che ha fatto per essersi sempre sottratto alla verità. Lui che a tutti - anche ai famigliari - si era spacciato come un medico di successo, mentre in realtà trascorreva le sue giornate nei boschi o in un parcheggio dell'autostrada.

E' proprio la verità, credo, il tema centrale di questo libro capace di provocare terribili inquietudini. La verità, prima ancora del male capace di fare strage.

La verità che persegue Carrère, cercando di raccontare con precisione, giorno dopo giorno, quella vita di solitudine, nello sforzo di entrare addirittura nella testa di uomo senza giustificazioni. La verità che insegue Jean-Claude Romand, come il cameriere che riacciuffa il cliente che non ha pagato il conto.

Ed è incredibile, ma spaventosamente vero, che a volte la vergogna di una vita senza verità si traduca in gesti estremi peggiori di qualsiasi menzogna.

mercoledì 17 ottobre 2012

I fatti di cronaca che non si lasciano spiegare

E se è indubbio che è giusto considerare la curiosità la più pericolosa di tutte le risorse umane, occorre ammettere che è proprio essa che ci spinge al progresso, alla scoperta, che ci trascina verso l'ignoto. Senza la curiosità, l'umanità sarebbe rimasta all'età della pietra.

Nient'altro che la curiosità è la molla di Fatti di cronaca di Andrè Gide, singolare libriccino pubblicato dalla Sellerio diversi anni fa e da me pescato una settimana in una bancarella di libri, tra moltissimi altri (in fondo, ancora la curiosità all'opera).

La curiosità, è questa la molla, questa volta messa al servizio di fatti di cronaca che, presentati nudi e crudi, non spiegano nulla, al massimo un come, mai un perché. E il cronista, colui che è chiamato a raccontarli, quei fatti, può essere anche particolarmente attento e scrupoloso, può abbondare in dettagli e verificare a fondo ogni circostanza, ma quella domanda rimane sempre.

E' la domanda che spesso ha accompagnato André Gide, nella sua vita piena di molte cose: durante la sua esperienza come giurato alla corte di assise di Rouen, ma anche come curatore di una collana di casi giudiziari pubblicata dal Gallimard con il tutolo - eloquente quanto mai - di Ne juges pas,non giudicate.

E ora questi piccoli, eclatanti fatti di cronaca raccolti in queste pagine. Delitti terribili, o suicidi che lasciano sgomenti: comunque atti criminali a cui manca una spiegazione, un interesse, un vero movente.

Troppo facile ammazzare per denaro, uccidersi per una malattia. Ma che cosa c'è dietro questi atti "disinteressati"?

mercoledì 17 febbraio 2010

Gli inconfessabili moventi di Oscar

More about Inconfessabili moventiE dunque per chi fate il tifo? A voi la scelta.
Per uno dei 31 assassini racchiusi in questo libro insieme smilzo e denso? Oppure per le 31 vittime, una al giorno, fatte fuori per "inconfessabili moventi"?

Oscar Montani, che poi all'anagrafe è Marco Santoni, già autore di diversi notevoli gialli, non si accontenta di accallappiare il lettore con la sua fantasia, la sua scrittura irrivente e originale. Sul lettore rovescia anche un bel dilemma morale impastato di emozioni: divertimento, sconcerto, persino un sottofondo di senso di colpa. E' così che deve funzionare, credo, quando con la scrittura ci si spinge sui territori del delitto.

E dunque 31 assassini, ma anche 31 giorni, 31 storie; 31 trame buone per racconti più lunghe, più articolate, ma qui ridotte all'osso, scarnificate di tutto ciò che non è essenziale, concentrate sul momento topico, sulla linea d'ombra che in questo caso è passaggio verso il gesto definitivo, irreparabile.

Chi ha seguito Oscar sul suo blog, forse queste storie ha già avuto modo di leggerle, postate secondo la voglia e l'inclinazione del suo autore. Ma qui producono un effetto diverso, come se solo sulla carta esplicitassero pienamente il suo verso.

Inconfessabili moventi? Ma no, piuttosto futili motivi. Perché qui ci si confessa e si racconta l'omicidio in prima persona, se non in presa diretta.
E nella brevità del testo c'è davvero anche la misura del poco che basta ad ammazzare una persona. Un momento storto un gesto, un pensiero che passa come un fulmine, un travaso di bile, una brocca di irritazione che si rovescia. Poi niente è più come prima.

E allora queste storie, accompagnate dalle bellissime illustrazioni di Glauco Dal Pino, non sono solo un gioco. Sono un faro che illumina il sottosuolo del nostro essere uomini. Poi torna il buio e con esse alcune domande a cui temo non riusciremo mai a dare risposta.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...