Visualizzazione post con etichetta Ken Follett. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ken Follett. Mostra tutti i post

venerdì 6 marzo 2015

Dopo Charlie Hebdo, il filosofo che ci aiuta a pensare

Se i cosiddetti fondamentalisti di oggi credessero veramente di stare percorrendo la via della Verità, perché mai dovrebbero percepire i non credenti come una minaccia, perché mai dovrebbero invidiarli?

Slavoj Žižek  non è certo autore facile, anzi, fin dal suo cognome si presenta come piuttosto impervio. Come è anche giusto che lo sia, un filosofo la cui opera sembra tutta votata a non dare niente per scontato.

Nonostante il sorprendente successo di questo filosofo di Lubiana (ovviamente tutto è relativo, non si parla di Ken Follett), finora mi ero tenuto alla larga dai suoi libri, impaurito da titoli quali  Meno di niente. Hegel e l'ombra del materialismo dialettico. Sono stato invece felicemente tentato da questo L'Islam e la modernità (Ponte alle Grazie), non un saggio ponderoso, ma una riflessione di nemmeno cento pagine sul mondo in cui ci siamo risvegliati dopo la strage a Charlie Hebdo.

Un pamphlet, verrebbe da dire, con una parola un po' in disuso. Ma un pamphlet senza rancore, senza voglia di rivalsa, senza la tentazione dei luoghi comuni. Piuttosto l'azione responsabile di un grande intellettuale nei confronti di un mondo che ci fa paura. E cosa può fare un intellettuale, in un mondo così? Ci sono alcune righe che offrono la migliore risposta:

Ora che siamo tutti sotto shock, a causa della furia omicida che ha investito Charlie Hebdo, è il momento giusto per armarsi di coraggio e pensare.

Ecco cosa può fare: pensare. E aiutarci a pensare.

martedì 20 marzo 2012

Se una poetessa polacca diventa un best seller

Non solo notte fonda, nella realtà del libro e della lettura in Italia. Forse c'è qualche speranza per la poesia, l'invendibile poesia, la poesia per cui gli editori lamentano sempre e solo perdite e gli autori spesso e volentieri devono rimetterci di tasca loro.

Prendete Wislawa Szymborska, per esempio, la grande poetessa scomparsa qualche settimana fa. La raccolta completa delle sue poesie - uscita per Adelphi con il titolo La gioia di scrivere - ha scalato la classifica dei libri più venduti, ha perfino conquistato il primo posto, pensate, quel posto di solito occupato dai Camilleri e dai Ken Follett.

Un premio Nobel, va bene. Ma anche una poetessa polacca dal nome impronunciabile, con un libro di circa 700 pagine, di cui la metà con il testo in lingua originale, e tutto questo in un paese dove si dice e si ridice che la poesia è roba di pochi - a parte gli studenti che imprecano sulle antologie scolastiche.

Aggiunge Roberto Calasso, l'editore, intervistato su Repubblica da Loredana Lipperini:

Questo è il bello: di norma, i lettori di poesia sono lettori che leggono sempre poesia, mentre in questo caso sono stati gli inabituali a scoprire in Wislawa Szymborska cose che non si trovano altrove.

E sarà anche l'effetto Roberto Saviano, con i versi letti a Che tempo che fa. Ma che bello pensare che si possa ancora scommettere sulla qualità e catturare perfino gli inabituali.

Sarebbe contenta la grande Wislawa, proprio lei che una volta su tutto questo scrisse la poesia Ad alcuni piace la poesia, rassegnata all'idea che la poesia piaccia a non più di due persone su mille. Che poi non è nemmeno tanto male.

venerdì 21 gennaio 2011

Da quando i libri durano così poco

Da quando i libri durano così poco, è facile che si abbia una sola occasione per comprare un libro appena uscito da una piccola casa editrice, perchè la seconda volta sarà troppo tardi. Da quando i libri durano così poco, è facile trovare le pile dell'ultimo best seller di John Grisham o di Ken Follett, ma forse si rischia di dover ordinare - sempre che sia ancora in catalogo - uno dei titoli di Italo Calvino.

E' il mondo dell'editoria italiana di oggi, con i suoi quasi 60 mila libri che escono ogni anno e una distribuzione che ormai ha tempi di presenza negli scaffali e di resa che dire spietati è poco. Nei giorni scorsi ne ha parlato Loredana Lipperini, con una bella inchiesta su Repubblica:

Settecentoventi ore, trenta giorni. I più pessimisti dimezzano a quindici. In Italia, il ciclo vitale di un libro equivarrebbe a una meteora

Mettete sull'altro piatto tutto il tempo che è stato necessario per scriverlo, quel libro, per trovare un editore, per curarlo e accompagnarlo alla pubblicazione... Più o meno come bruciare quattro anni di preparazione nei dieci secondi di un'Olimpiade.

Per fortuna che in questa inchiesta, un po' deprimente, c'è spazio anche per le parole di un libraio come Romano Montroni, che è quasi un appello a tutti i suoi colleghi:


Vedo troppi librai che per affrontare un problema finanziario fanno clic sul computer, tirano fuori l'elenco dei libri che hanno venduto meno negli ultimi tre mesi e rendono a più non posso. Una buona libreria deve sempre avere tre tipi di libri: quelli che si vendono molto, quelli che si vendono meno e quelli che servono a far vendere gli altri

Che poi ha ragione anche in questo, i libri funzionano come le piante che hanno bisogno di essere innaffiate tutti i giorni, per vederle crescere. Non sono alberi di Natale che getti via dopo le feste.

venerdì 5 novembre 2010

Voltiamo pagina o voltiamo pagina?

Voltiamo pagina. Ovvero, come li sfogliamo Accabadora di Michela Murgia o La caduta dei giganti di Ken Follett? Li maneggiamo, li strapazziamo, li macchiamo con il caffé, alla maniera di sempre, oppure li sfioriamo solo fuggevolmente? In altri termini, versione virtuale o di carta?

La domanda non è solo di Mirella Serri dalle pagine di Tuttolibri. In realtà è di tutti noi. Insomma, voltiamo pagina (nel senso di continuare a fare ciò che facciamo da sempre) o voltiamo pagina (nel senso di cominciare un'altra storia)?

Bella domanda. Domanda con cui fare i conti comunque, ora che in Italia gli ebook sono saliti a quota 5 mila. Ora che in parecchi si lanciano in ardite previsioni: ci sarà il sorpasso?

Malgrado tutti gli entusiasmi innescati dai patiti delle nuove tecnologie, fanno riflettere i dati pubblicati da Giovanni Solimine su L'Italia che legge.

I lettori forti in Italia sarebbero sui 4 milioni e (udite udite) sarebbero addirittura in aumento (i problemi sono oltre quei 4 milioni, pensate che nel complesso legge solo il 38% degli uomini). In gran parte è questa la fetta che si contenderanno ebook e libri di carta. E sono pronto a scommettere che in tanti acquisteranno gli uni e gli altri, senza schierarsi per nessuno dei due partiti.

E credo proprio che abbia ragione: Mirella Serri:


Arriva l'ebook, pronto ad affiancare, a collaborare ma non a soppiantare i volumi più tradizionali... Per il momento carta resiste, conta e canta

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...