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venerdì 3 luglio 2015

Tuffarsi nella storia antica per capire cosa succede oggi

Nel mio cantuccio universitario per lungo tempo ho coltivato un orticello fatto di crociate, di pellegrinaggi, di leggende e di racconti passati dal cosiddetto Oriente al cosiddetto Occidente....

Poi si dice che studiare la storia di altri secoli non serve, che è roba buona solo per accademici fuori dal mondo, per chi ha ancora la fortuna di vivere tuffandosi tra i libri, senza curarsi troppo di ciò che succede.

Comincia con quelle due righe, tra la giustificazione e lo scatto di orgoglio, L'ipocrisia dell'Occidente di Franco Cardini (Laterza), storico che su ciò che ci sta succedendo sa offrire molte più chiavi di lettura di tanti noti analisti e opinionisti dei nostri media.

 La marea montante del fondamentalismo, le esecuzioni e le vittorie militari dell'Isis, il nuovo califfato che si sta spingendo verso il Mediterraneo.... ma che cosa sta davvero succedendo? Forse è il momento di cominciare a ragionare con la testa piuttosto con le viscere. Di porsi le domande giuste con il coraggio di risposte assai poco piacevoli. E tuffarsi nella storia - fosse anche quella degli antichi califfi Abbasidi o di Saladino - ci può aiutare, come no.

Poi si dovrà davvero capire cosa è davvero successo in Libia o cosa significa parlare oggi di califfato. Si dovrà capire chi è che finanzia e sostiene il nemico alle porte e perché la nostra civiltà ha partorito l'orrore di Guantanamo nascondendoselo agli occhi. Responsabilità, sottovalutazioni, ipocrisie.

 Serve la lezione della storia, come no.

venerdì 8 agosto 2014

Quanto costò quella guerra fatta quasi per gioco

 Figurarsi che noi ce la siamo praticamente dimenticata, ci siamo lasciati scappare anche l'occasione del centenario. Giusto qualche reminiscenza dei tempi di scuola, prima di un'alzata di spalle, prima di andare avanti: una guerricciola da niente, di quelle che non fanno troppo male.

Poi arriva un libro come La Scintilla di Franco Cardini e Sergio Valzania, pubblicato ne Le Scie di Mondadori, e la prospettiva cambia non poco. Perché, ci spiegano i due storici, la guerra di Libia non è stata solo una conquista piena di pagine ingloriose, crudeli, scellerate. Peggio, molto peggio, perché è stato con quell'impresa, chiamiamola così, voluta dall'Italia sostanzialmente per ragioni di politica interna, che il mondo intero si è messo in movimento, oltre ogni previsione e capacità di controllo, fino a precipitare nella voragine della Grande Guerra.

Certo, non "la" causa, la ragione di tutto.  Piuttosto la piuma che aggiunta al peso fa franare tutto. La scintilla, appunto, che appicca il fuoco alla polveriera. C'era già prima, la polveriera, ma chi c'è entrato dentro in quel modo?

Fino a quel momento l'Europa aveva saputo controllare le tensioni, gestire le crisi, trovare una via di uscita. Ma da quando gli italiani sbarcarono sull'altra sponda del Mediterraneo, per appropriarsi di quello "scatolone di sabbia", senza nemmeno sospettare l'esistenza del petrolio, niente fu come prima.

L'impero ottomano dimostrò una volta per tutte la sua irrimediabile debolezza. Sui relativi appetiti si scatenarono due guerre balcaniche. Soprattutto in cancellerie di Stato e quartier generali si diffuse l'idea che la guerra potesse essere un buon modo di risolvere la crisi: rapido e abbastanza indolore, una sorta di Risiko per rettificare confini ed equilibri.

Poi successe tutto quello che è successo. In Tripolitania e in Cirenaica cominciò davvero il secolo breve della lunga guerra. E tutto per un'avventura su cui, ancora oggi, rimane il giudizio senz'appello di Gaetano Salvemini, un uomo quale ce ne vorrebbero molti ancora oggi in Italia, ma che ha avuto il problema di essere compreso solo troppo tardi:

Sia il quando, sia il perché, sia il come dell'impresa libica non si spiegano, se non tenendo presenti la incultura, la leggerezza, la facile suggestionabilità, il fatuo pappagallismo delle classi dirigenti italiane.

Un libro da meditare. 

lunedì 14 gennaio 2013

Storia e fantasia dal Casentino a Gerusalemme

Che questo sia un romanzo storico o una storia della prima crociata 'attraversata' da un racconto più o meno immaginario, o qualunque altra cosa, non sono io a doverlo decidere: perché rispetto i generi letterari ma, grazie a Dio, non me ne occupo.

E allora, potrei provare io a rispondere a proposito di L'avventura di un povero crociato di Franco Cardini. Questo è di gran lunga più il libro di uno storico che di un romanziere. Di uno storico che per una volta ha usato un espediente narrativo e da esso si è fatto portare lontano.

Un documento, da questo è partito Franco Cardini: una donazione a un tale Rimondino di Donnuccio - magnifico nome medievale o forse da Armata Brancaleone - per il servizio reso al suo signore a Gerusalemme. Di Rimondino non si sa nient'altro, esiste solo questo documento, che quindi è assai meno espediente dei documenti inventati per le loro narrazioni da Alessandro Manzoni o da Umberto Eco. Però è sufficiente per accendere il riflettore della curiosità e della fantasia e per accompagnare Rimondino dalle terre del Casentino, montagna toscana, fino alla piana riarsa di fronte alla Città Santa, per l'assedio e poi il terrificante massacro che per la storia è la Prima Crociata: quella della Gerusalemme Liberata.

Forse la narrazione funziona così e così, perché il narratore poi si lascia prendere dallo storico, il grandissimo storico che ha voglia di descrivere, spiegare, illuminare tutto. E di Rimondino si perdono più volte le tracce. Ma che bellezza, il viaggio raccontato in queste pagine (a partire dall'Arno disceso con le zattere, tra molteplici rischi). E quanto ci sarebbe da ragionare sul sottile gioco di rimandi e corrispondenze tra la fantasia e la verità storica.

Per questo, forse, qua e là mi è capitato di avere la sensazione di 'toccare' la verità della prima crociata - e , diciamo così, il suo odore - più da vicino di quanto non mi sia accaduto quando l'ho avvicinata con i soli strumenti della ricerca storica.

Dichiarazione, poi, che va a riconoscimento della sincerità e dell'umiltà dello storico.

venerdì 19 agosto 2011

Tra il topolino e la pantegana meglio l'orco

Un piccolo consiglio a tutti gli appassionati di storia. Se non l'avete fatto, se ancora potete, andate a leggervi l'intervista pubblicata da Medioevo, titolo La fame dello storico, in cui Franco Cardini parla di se stesso, dei suoi sogni e delle sue ambizioni di studioso, dell'attrazione che su di lui esercitano epoche lontane, sul bisogno di indagare l'umanità dietro le date e i nomi.

Franco Cardini racconta, tra l'altro, che tutto è iniziato quando era un ragazzino che leggeva e sognava. E se è diventato quello che è diventato, uno dei più grandi medievalisti al mondo, lo è stato anche per l'incontro con i romanzi di Walter Scott e con le Fiabe della Nonna di Emma Perodi. Cosa che, ovviamente mi piace molto.

E poi c'è questa frase, che penso faccia bene. Richiama una bella citazione di Marc Bloch sul vero storico: Egli sa che là dove fiuta carne umana, là è la sua preda. Lo storico, insomma, è un po' come l'orco delle fiabe, con i suoi appetiti.

Magari fosse l'orco della fiaba - ci dice allora Cardini - Solo i grandi storici sanno sul serio che lì è il loro pasto, quando fiutano carne umana. Io non credo di avere olfatto così fino: spesso, temo di aver odorato alla lontana soltanto qualche sentore di umanità nelle mie ricerche. Certo, il fatto é che la maggior parte degli studiosi, purtroppo, sono topolini di biblioteca o d'archivio: fiutano solo odor di scartoffie più o meno stantìe, mentre hanno successo le pantegane che sentono solo il fetore dei libri altrui, nemmeno sempre buoni, magari da scopiazzare. Io non sono l'orco, ma non sono nemmeno un topolino e tantomeno una pantegana


mercoledì 2 giugno 2010

Il Milione, festival che racconta il viaggio


E' un bel festival, originale e genuino, merita di essere segnalato. Si chiama Il Milione ed è dedicato al viaggio in tutti i suoi modi e le sue declinazioni. Questa edizione, la quinta, viene ospitata da Firenze (9-12 giugno) e riserverà un'attenzione particolare agli scrittori di viaggio, agli spostamenti sulle vecchie vie religiose (come la Francigena), al turismo ecologico. Vi voglio segnalare alcuni appuntamenti a più alto "tasso letterario", buoni comunque per chiunque sia solleticato dalla letteratura di viaggio.

La prima giornata sarà dedicata quasi per intero a un grande fiorentino che con le sue foto e i suoi libri ci ha regalato il mondo, Fosco Maraini. Letture e musiche con Pagine di un viaggiatore in visita sul pianeta terra, ma anche la proiezione delle suo foto del Giappone, in particolare quelle del popolo Ainu (mercoledì 9, dalle 18, museo di antropologia)

Franco Cardini sarà il protagonista dell'incontro Le meraviglie del nulla. Viaggio fantastico nel Medioevo e dintorni (giovedì 10, ore 18, Auditorium Sant'Apollonia)

Di grande suggestione l'incontro Alla ricerca del Polo Sud, le ultime spedizioni di Scott e Shackleton, con proiezione di immagini d'epoca e la partecipazione dello scrittore Filippo Tuena.

Tito Barbini
, Silvia Castelli, Giuseppe Cederna e Luciano Del Sette, persone insomma che hanno incrociato l'esperienza del viaggio con quella della scrittura, saranno i protagonisti dell'incontro Cosa pensa il viaggiatore. Ricordi, guide e meraviglie di turisti speciali (sabato 12, ore 18, Auditorium Sant'Apollonia): che, per inciso, sarà il sottoscritto a condurre.


Tra i vari spettacoli, non posso non ricordare Il viaggiatore incantato di Giuseppe Cederna, in programma sabato 12, alle ore 22, al Chiostro delle Oblate.

Tutto il programma lo trovate su www.festivaldelviaggio.it, un sito che offre molte molte suggestioni per tutti gli innamorati della letteratura di viaggio.

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