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martedì 10 luglio 2012

L'onda lunga della scrittura breve

E dunque la notizia è questa, gli scrittori di classifica non solo si sono messi a scrivere racconti, ma con i racconti scalano le classifiche. La lista è lunga, Alessandro Baricco, Sandro Veronesi, Niccolò Ammaniti, per non dire di Nathan Englander e Don DeLillo, ma con gli autori di oltre oceano la cosa spicca meno, in fondo da là sono arrivati anche Raymond Carver e Alice Munro in anni in cui gli editori italiani giuravano e spergiuravano che i racconti non vendevano, assolutamente no.

 A dirci che qualcosa è cambiato è Stefano Bartezzaghi, su Repubblica:

La notizia, allora, non è tanto di ordine letterario quanto di ordine editoriale; commerciale, se vogliamo proprio spoetizzarci. Per la prima volta le raccolte di racconti vanno in classifica, e non sono più considerate le cenerentole dell'editore.

Su come andrà la cosa per gli editori, non so. Però mi piace questa onda lunga della scrittura corta. Mi piace che i libri non siamo più selezionati e giudicati a peso. E che semmai, contenuti in una manciata di pagine, senza l'imperativo di sommergerci sotto una valanga di parole, possano aiutarci a riscoprire il piacere raro della lettura lenta, riflessiva, magnificamente pigra.

lunedì 13 giugno 2011

Perché si scrive? Mica facile dirlo

È più di un gioco quello che ha fatto Repubblica in questi giorni, chiedendo ad alcuni dei più grandi scrittori del nostro tempo le ragioni della scrittura. Perché scrivo (notate, senza punto interrogativo), questo il titolo del paginone centrale della cultura impostata tutto su questa domanda-non domanda.

E dunque, ecco Andrea Camilleri che afferma, tra le altre cose:

Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale

Ecco Mark Haddon che non ha dubbi:

Perché scrivo? L'unica risposta è perché non posso fare altro

Ecco Adam Haslett che vede nella scrittura una sorta di viaggio, comunque (e la cosa mi è congeniale):

Scrivo per viaggiare nelle vite degli altri

Ecco Patrick McGrath che lega la scrittura alla possibilità di vita contro l'oblio:

Scrivo per dare forma alle creazioni della mia immaginazione che altrimenti morirebbero nel silenzio e nel buio

Ecco Mario Vargas Llosa che richiama Flaubert e la sua frase “scrivere è un modo di vivere”:

Nel mio caso è stato esattamente così. E' diventato il centro di tutto ciò che faccio al punto che non concepirei una vita senza la scrittura

E Nathan Englander:

Scrivo per fare un po' di ordine nel caos

E che ne dite del caustico Shalom Auslander?

Per evitare di uccidere me e/o gli altri. Per ora sta funzionando. Per ora

Ma alla fine la risposta che mi convince più di tutte è quella di Umberto Eco.

Perché mi piace

Tre parolette secche. In fondo non c'è bisogno di più.

venerdì 30 luglio 2010

Philip Roth e quel libro scritto proprio per te

Non conosco molto bene Nathan Englander come autore - di lui credo di aver letto solo Per alleviare insopportabili impulsi - ma ieri, sul paginone centrale di Repubblica, ha scritto una cosa molto bella, che mi piace condividere con voi.

Englander parla di Philip Roth, ma soprattutto di come Philip Roth è entrato nella sua vita; di come riuscì a mettere le mani su Lamento di Portnoy nascosto in un cassetto da sua madre (donna molto religiosa ma anche amante della buona letteratura, che come si sa non è sempre moralmente impeccabile); di come scoprì un altro libro, Addio, Columbus, che lo scosse profondamente.

E' a proposito di quest'ultima lettura che dice:

Non sono più religioso per quanto riguarda la religione, ma sono profondamente religioso per quanto riguarda i libri. E vi dico che ci sono momenti di scoperta in cui capisci - non come metafora, non come esagerazione - che la storia che stai leggendo è stata scritta appositamente per te. Da qualche parte uno scrittore dà alle stampe qualcosa, e lo fa perché tu solo possa trovarlo.

Sa di miracolo, ma è così. Vale anche per tutti noi, anzi, per ognuno di noi, preso singolarmente. Perché la magia della lettura è proprio questa. Provare la sensazione che quel libro, precisamente quel libro, sia stato scritto proprio per noi. Non importa in quante copie sia stato stampato. In realtà quello scrittore ha bussato alla nostra porta ed è la sua voce ora che ci parla.

Capita di rado, ed è bene che sia così. Ma credo che se si continua a leggere è proprio per poter provare qualche altra volta nei nostri giorni una cosa così.

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