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venerdì 27 settembre 2013

Disincanto e malinconia nell'America di provincia

Quando i fatti sono contro di te, ricorri alla legge.
Quando la legge è contro di te, ricorri ai fatti.
Quando entrambi sono contro di te, attacca l'altra parte.

Ti imbatti in passaggi così in Niente è perduto di John Gregory Dunne. E bastano queste righe per dissolvere ogni dubbio, nel caso: questo libro non può che essere stato scritto in America e dell'America ha tutti i tratti che abbiamo saputo riconoscere e amare nella sua tradizione noir. Disincanto e malinconia, cinismo e attaccamento alla vita.

Un crimine efferato, ma anche un sottobosco di interessi inconfessabili e di maneggi politici. Aule giudiziarie, talk show, locali equivoci. Investigatori senza scupoli e giornalisti pronti avendere l'anima per un decimale in più di share. Spacciatori di droga e di sogna.

Non sarà un capolavoro, ma si legge di un fiato. E se la trama un po' zoppica, alla fine contano le tessere del mosaico: e il colpo d'occhio di insieme, che ci regala un'America di provincia, violenta e razzista, bacchettona e ipocrita, che forse con Obama abbiamo cominciato a dimenticare. 

mercoledì 31 ottobre 2012

La fortuna non esiste, le storie sì


La fortuna non esiste, come non esiste la sfortuna, del resto. Esistono difficoltà, esistono opportunità: e la differenza tra le une e le altre sta solo nel tuo sguardo. Perchè sta solo a te reagire e ripartire, oppure lasciarsi andare.

Questo ci insegna Mario Calabresi in La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi (Mondadori). E magari qualcuno farà spallucce, tra l'annoiato e l'irritato. Cose già sentite dai tanti venditori di ottimismo a prezzi di liquidazione.

E invece no, perché questo libro è come il pane buono ancora caldo, che non smetto di acquistare dal fornaio perché l'ho divorato tante volte. Ma soprattutto perché Calabresi non ci fa la paternale, non pesta più di tanto sui tasti dei buoni sentimenti, non gioca al pastore di anime.

Semplicemente Calabresi fa il suo mestiere, il mestiere di giornalista. E lo fa bene.

Perché prima di tutto questo libro è un reportage nell'America di oggi, l'America della depressione economica dopo la sbornia finanziaria, l'America del disastro che ha cancellato intere città e annientato le sicurezze di milioni di famiglie (un'America in questo senso sempre più vicina anche alla nostra povera Italia)

Però questo è anche un reportage nell'America di Obama, della speranza malgrado tutto, della scommessa sul futuro.

Storie di disastri, storie di gente che rialza la testa.

Un libro che fa bene, perchè non è solo un'iniezione di facile ottimismo. Un libro per tempi difficili perchè questi tempi non li nasconde, ma anzi, li mette spietatamente a nudo.

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