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martedì 12 giugno 2012

Il tempo che manca, i romanzi che non avremo

Quanti amici che gli consigliavano di scrivere un romanzo. Uno scrittore come lui non poteva accontentarsi di quei raccontini, di quelle poesie in vernacolo. Non lo mollavano, gli amici. Se la prendevano con la sua indolenza, con la sua scarsa convinzione.

E chissà se il romanzo sarebbe stato davvero nelle corde di Renato Fucini. Certo la vita fece in modo di mettergli diversi bastoni tra le ruote. Mica per le grandi disgrazie. E' che per uno come lui scrivere era un percorso a ostacoli. I mille impegni del lavoro da funzionario dello Stato, le montagne di scartoffie, le pratiche da chiudere, gli articoli da scrivere, i manoscritti altrui da leggere, dovere di amicizia.

Alla mia porta è una processione che non resta di gente.... me lo bisbigliano da vicino, e me lo urlano da lontano maestri di musica per il libretto, editori per il libro, il fascicolo A per l'articolo, il giornale B per la recensione, la rivista C per la novella, quello per la prefazione, quell'altro per un'occhiata al nuovo scritto, Tizio per l'epigrafe, Caio per l'epitalamio... E come se questo non bastasse, dolci e continui lamenti d'amici, perché non scrivo e non rispondo...

E la consapevolezza che di scrittura non si vive. Che per vivere uno come lui deve fare molto l'Ispettore.  Che il tempo manca e che l'energie non si inventano.

Scrivo anche troppo, ma non quello che vorrei perché quello che vorrei non mi darebbe quello di cui ho bisogno.


Il tempo che manca, l'energie che si dileguano, i romanzi che non ci saranno.

lunedì 11 giugno 2012

Il piccolo mondo che raccontava Renato Fucini

E' uno scrittore che amo, a cui mi piace tornare di tanto in tanto. Sono contento di sapere che i suoi racconti e i suoi versi sono sul mio scaffale e so che quando avrò modo e voglia di incontrarlo sarà come ritrovarsi a casa.

Allo stesso modo con cui mi ritrovo a casa, di fronte a certi quadri dei Macchiaioli che mi mostrano i campi della Maremma o le vecchie strade di Firenze o qualche interno borghese di un'Italia che si andava facendo.

Parlo di Renato Fucini, che non so quanti di voi conoscano. Immagino che di lui a scuola non si parli. Sono certo che le sue opere non affollano le librerie, sempre ansiose di sostituire novità a novità.

Per questo sono più che contento che la casa editrice Le Lettere abbia fatto uscire le Opere, ottimamente curate da Davide Puccini.

E' un bel volume, ampio, impegnativo, accogliente. Un bel libro che sa di altri tempi. E che, sarà una mia impressione, sa anche dell'amicizia come deve essere, fatta anche di buone parole che si scambiano nel tempo che non ha fretta, magari di fronte a un camino acceso.

Ha ragione Puccini, nella sua introduzione: Fucini erano uno che sapeva rendere con indimenticabili accenti di verità il piccolo mondo che si sentiva chiamato a esprimere.

Quel piccolo mondo che quasi sempre oggi è un crampo di nostalgia.

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