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giovedì 4 aprile 2013

Quando le tangenti si chiamavano "zuccherini"

Annunzio quindi solennemente alla Camera che posseggo dichiarazioni di testimoni, superiori a qualsiasi eccezione, le quali dichiarazioni sono a carico di un deputato nostro collega, e si riferiscono a lucri che avrebbe percepito nelle contrattazione della Regìa dei tabacchi...

Erano gli anni di Firenze capitale e Cristiano Lobbia, deputato garibaldino, prese la parola nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio - allora sede della Camera - per puntare l'indice contro chi si era illecitamente arricchito votando una legge sulla privatizzazione dei tabacchi. Era il primo grande scandalo del neonato Stato italiano ed era evidente che di zuccherini - come allora si chiamavano le tangenti - ne erano circolate a iosa. Ma eravamo all'inizio: e nessuno avrebbe mai potuto sospettare che a rovinarsi sarebbe stato proprio il grande accusatore, pronunciando in aula quelle parole.

Qualche giorno più tardi provarono ad ammazzarlo per strada, in via dell'Amorino. E siccome non ci riuscirono misero in moto la macchina del fango - come tante altre volte dopo. Però con Cristiano Lobbia furono particolarmente fantasiosi: e si spinsero fino a farlo condannare a un anno di prigione per simulazione di reato. Come se quella notte si fosse aggredito da solo e da solo si fosse aggredito.

La gente comune non ebbe mai dubbi sul povero Lobbia. E se oggi il suo cognome indica un cappello è perché così lo cominciarono a chiamare i cappellai di Firenze nei giorni successivi all'aggressione (e andò a ruba, la lobbia). Perché il deputato fosse riabilitato la strada fu invece molto lunga: ci si arrivò soltanto quando lo scandalo fu definitivamente sedato - grazie anche alla provvidenziale morte di cinque testimoni - e quando Lobbia era ormai finito come politico e anche come uomo.

E' una storia maledettamente italiana quella che disseppellisce Gian Antonio Stella  con I misteri di via dell'Amorino (Rizzoli). Una storia che ci racconta perfino con un eccesso di documentazione e di citazioni, invece di dare via libera alla sua penna e alla sua indignazione.

Ma i fatti sanno parlare da soli. E raccontano tutto dell'Italia di oggi, guardando indietro, a cosa successe quasi un secolo e mezzo fa, sulle sponde dell'Arno.

lunedì 18 giugno 2012

L'arte scontrosa di Pier Paolo Pasolini


Forse qualche lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato.
Non mancano certo le ragioni di scandalo, ai nostri tempi forse ancor di più che ai tempi di Pier Paolo Pasolini. Sarà per questo che i suoi Scritti corsari, a distanza di tanti anni, conservano ancora una forza straordinaria. Sarà per questo che ancora disorientano per la loro asprezza, il loro rigore.
In esse c'è davvero tutta l'arte scontrosa di Pasolini, grande intellettuale che con questo ultimo libro, uscito poco dopo la morte, ci regala qualcosa a metà tra il testamento e la profezia.
Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non avere niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca.
E oggi, se non ci mancano le ragioni di scandalo, ci mancano, come no, gli intellettuali come lui, capaci di perseverare nella loro scandalosa ricerca.

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  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...