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sabato 8 ottobre 2016

In compagnia di Erodoto, primo reporter della storia

Ryszard Kapuscinski, si sa, è stato un grande giornalista, un grande reporter, ma anche molto di più, perché ci ha insegnato il viaggio come stupore, come modo per perdere le proprie certezze confrontandole con quelle altrui.

La sua è la storia incredibile di un uomo nato in una sperduta cittadina della Bielorussa, che per le combinazioni della vita diventa l’unico corrispondente in Africa dell’agenzia di stato polacca. E comincia così uno straordinario cammino di libertà e scoperta.

Una volta provò a definirsi non giornalista, ma traduttore: traduttore non da una lingua all’altra ma da una cultura all’altra.

Diceva che ogni suo libro era un atto di riconoscenza per un destino che gli aveva permesso di vedere, sentire, toccare con mano tante cose.

Dopo Ebano, qualche tempo fa mi è capitato di riprendere in mano In viaggio con Erodoto, un altro libro di questo grande "giornalista viaggiatore" che è insieme una finestra sul mondo, una lezione di etica, una dichiarazione di amore per la varietà delle storie e delle culture, un dialogo con se stesso. Ma anche un confronto con il compagno di viaggio che ha accompagnato il nostro fin da quando, giovane senza arte nè parte cresciuto nella grigia Polonia socialista, ha avvertito impellente la necessità di guardare cosa c'era oltre la frontiera: Erodoto, appunto.

Già, perché questo antico greco non fu solo e semplicemente uno storico, fu l'uomo che non si accontentò di quanto gli dicevano altri, che piuttosto volle andare a vedere e toccare con mano.

Erodoto, primo reporter della storia. Erodoto al fianco di Kapuscinski e di quanti, ancora oggi, sono consapevoli che "se non si va, non si vede".

lunedì 29 ottobre 2012

L'uomo che cammina per cercare suo figlio

C'è l'Uomo che cammina, padre di un giovane soldato morto da tempo, che una sera lascia la casa, la moglie, il brodo caldo sulla tavola, per andare "laggiù" a cercare suo figlio.

Comincia a camminare in una città mitologica e senza tempo e, di lì a poco, dietro a lui si forma una processione dolente di madri e padri che hanno perso i loro figli. Ognuno racconta la sua storia. Un compendio della cultura occidentale: la Bibbia, Erodoto, Antigone, Orfeo e Euridice, Amleto, il pifferaio magico. Dalla tragedia greca a La terra desolata.

Grossman fa l'ordinazione e poi abbassa la voce. Si comincia:

"Mia moglie sostiene che la poesia è più vicina al silenzio. Davanti a una tragedia non ci sono parole, non sappiamo dire altro che: non ho parole. Di solito quando scrivo non pianifico come sarà la forma, perché so che viene dal contenuto, ma stavolta è stato subito chiaro che la poesia è la lingua del mio dolore".

(dall'intervista di Paola Zanuttini a David Grossman, sul Venerdì di Repubblica, in occasione dell'uscita dell'ultimo libro, Caduto fuori dal mondo)

lunedì 22 ottobre 2012

Chiedi alla terra spiegazioni e quella tira fuori tesori

Chiedi alla terra spiegazioni, e quella tira fuori dei tesori che non ci credi: la prima lezione di Erodoto è questa. 

In un'epoca in cui immaginare domande era già più della metà dell'essere sapienti lui inventò la meraviglia e lo splendore delle risposte. Lo spettacolo delle risposte.

Ne rimase abbacinato lui per primo, e poi seppe trasferire il suo stupore al suo pubblico.

Ancora oggi, uno legge Erodoto e, ogni due pagine, priva l'istinto di girarsi verso il primo che ha a portata di mano e dirgli: "No, dico, ma senti questa..."

(Alessandro Baricco, Scoprite Erodoto, il viaggiatore pignolo che inventò la bellezza delle storie, La Repubblica)

sabato 6 ottobre 2012

Erodoto, il curioso che non esitava a domandare

Intanto il termine storie nasce lì. Non risulta che qualcuno l'avesse usato prima di Erodoto. Il quale, va detto, lo usava con un significato leggemrente diverso da quello che usiamo noi: il termine greco che lui utilizzò (e da cui nacque il nostro storia), significava per lui inchiesta, ricerca: quello che lui amava fare, indagare.

Aveva delle curiosità (ne aveva a palate) e indagava per cercare delle risposte. Era il prototipo del pignolo che non si accontenta delle spiegazioni del depliant e alza la mano in continuazione chiedendo chiarimenti: che si trattasse delle maree del Nilo, delle guerre di conquista dei persiani o dei bizzarri costumi sessuali dei babilonesi, faceva poca differenza.

Gli interessava tutto. Una sua frase, tra le tante, descrive bene il personaggio: "Volendolo sapere, domandai".

(Alessandro Baricco, da Scoprite Erodoto, il viaggiatore pignolo, Repubblica)

venerdì 25 maggio 2012

Gabo e Kapu, quanto si inventa nei reportage?

Reportage o romanzo? Quante volte ce lo siamo chiesto, per Gomorra di Roberto Saviano, così come per i libri di Bruce Chatwin o di Tiziano Terzani. Come se poi contasse davvero, come se dovesse per forza porre un aut-aut.

Che poi semmai è domandarsi: quanta invenzione è lecita e ammissibile nell'inchiesta giornalistica, nel reportage, nel libro di viaggi?

Quanto a questo è davvero bello l'episodio che ci riporta Enrico Deaglio sul Venerdì di Repubblica, a proposito di due grandi del Novecento, Garcia Marquez e Kapuscinski:

Gabriel Garcìa Màrquez che trasformò il giornalismo in realismo magico, chiese una volta proprio a Kapuscinski: "Riccardo, ma se c'è una triste vecchietta in un tuo reportage, è un delitto se le aggiungi una lacrima, che in realtà non ha versato?". Kapuscinski si limitò a sorridere, ma non rispose. Gabo pensava a come era stato fantastico, fare diventare veri dei personaggi da fiaba come gli incredibili membri della famiglia Buendia; Kapuscinski pensava a Erodoto, il suoi maestro. Il primo reporter della nostra storia, un greco che raccoglieva nei porti le storie delle guerre, ma qualche volta abbelliva, quando le raccontava nelle taverne. Che era rispettoso dei costumi degli altri; che sapeva raccontare i movimenti dei grandi eserciti, gli scontri tra la Grecia e la Persia, e dava al racconto il respiro profondo, come quello di una balena, delle vicende dei piccoli uomini.

venerdì 1 aprile 2011

Inviato speciale in compagnia di Erodoto

Ryszard Kapuscinski, si sa, è stato un grande giornalista, un grande reporter, ma anche molto di più, perché ci ha insegnato il viaggio come stupore, come modo per perdere le proprie certezze confrontandole con quelle altrui.

La sua è la storia incredibile di un uomo nato in una sperduta cittadina della Bielorussa, che per le combinazioni della vita diventa l’unico corrispondente in Africa dell’agenzia di stato polacca. E comincia così uno straordinario cammino di libertà e scoperta.

Una volta provò a definirsi non giornalista, ma traduttore: traduttore non da una lingua all’altra ma da una cultura all’altra.

Diceva che ogni suo libro era un atto di riconoscenza per un destino che gli aveva permesso di vedere, sentire, toccare con mano tante cose.

Dopo Ebano, qualche tempo fa mi è capitato di riprendere in mano In viaggio con Erodoto, un altro libro di questo grande "giornalista viaggiatore" che è insieme una finestra sul mondo, una lezione di etica, una dichiarazione di amore per la varietà delle storie e delle culture, un dialogo con se stesso. Ma anche un confronto con il compagno di viaggio che ha accompagnato il nostro fin da quando, giovane senza arte nè parte cresciuto nella grigia Polonia socialista, ha avvertito impellente la necessità di guardare cosa c'era oltre la frontiera: Erodoto, appunto.

Già, perché questo antico greco non fu solo e semplicemente uno storico, fu l'uomo che non si accontentò di quanto gli dicevano altri, che piuttosto volle andare a vedere e toccare con mano.

Erodoto, primo reporter della storia. Erodoto al fianco di Kapuscinski e di quanti, ancora oggi, sono consapevoli che "se non si va, non si vede".

lunedì 17 maggio 2010

Quando Kapuscinski aveva fame di mondo


E' un piccolo gioiello il libriccino di Andrea Semplici, In viaggio con Kapuscinski. Dialogo sull'arte di partire, che mi sto centellinando in questi giorni, un paragrafo o poco più ogni mattina, per non bruciarlo tutto di colpo. Trenta paginette formato pocket per i Piccoli di Terre di Mezzo (anche il prezzo è piccolo, tre euro, all'incirca una colazione al bar), ma tante tante cose dentro.

Ne parlerò tra qualche giorno, ma intanto mi piace riportare il passo con cui, di fatto, comincia la storia di Kapuscinski, grande viaggiatore, grande reporter. Che formidabile parabola. La voglia di attraversare il confine ai tempi in cui, soprattutto in Polonia, più che confini c'erano muri invalicabili; una caporedattrice che nella grigia Varsavia del regime riconosce quella fame di mondo e trova il modo di placarla; e poi il regalo inatteso, le Storie di Erodoto, forse l'unico vero capolavoro di letteratura di viaggio in un paese che non prevedeva la libertà del viandante... Ecco qui, cosa scrive Andrea.


Un giorno la sua caporedattrice (bisogna ricordarne il nome: si chiamava Irena Tarlowska, senza di lei la storia sarebbe stata diversa) gli chiese che progetti avesse. E lui rispose: "Vorrei andare all'estero". Lei, ricorda Kapu, ne fu spaventata. Nell'Est europeo, questa poteva essere una colpa, il sintomo di una ribellione inaccettabile...
Doveva essere una grande donna, Irena. E di buona memoria. Un anno dopo quell'incontro nel grigio corridoio di un giornale di Varsavia, chiamò Kapu e gli disse: "Ti mandiamo in India". Fu il panico nel cuore del giovane redattore. Ricordate? E' lo stesso che vi afferra quando state chiudendo la valigia e vi apprestate a varcare la soglia di casa. Ma Kapu si aggrappò al suo sogno. Forse già conosceva il poeta Celan, Irena, che era una donna meravigliosa, aprì un armadio, ne estrasse un libro e lo regalò a quel ragazzo dagli occhi colmi d'acqua. Era Erodoto, erano le sue Storie.
Francamente non so quanto ci sia di vero o di romanzato in questo ricordo che prende forma sulle pagine di uno degli ultimi libri di Kapu, In viaggio con Erodoto. Ma so che ci sarebbe voluto Pindaro, un altro greco, anche lui poeta, accanto a Erodoto. Pindaro aveva scritto: "Sii navigante che apre la vela al vento". Ryszard si affidò al vento, al caso. Ebbe coraggio e varcò quella frontiera. Non si sarebbe più fermato.

domenica 16 agosto 2009

Erodoto, professione reporter

More about In viaggio con ErodotoKapuscinski, si sa, è stato un grande giornalista, un grande reporter, ma anche molto di più, perché ci ha insegnato il viaggio come stupore, come modo per perdere le proprie certezze confrontandole con quelle altrui.

La sua è la storia incredibile di un uomo nato in una sperduta cittadina della Bielorussa, che per le combinazioni della vita diventa l’unico corrispondente in Africa dell’agenzia di stato polacca. E comincia così uno straordinario cammino di libertà e scoperta.

Una volta provò a definirsi non giornalista, ma traduttore: traduttore non da una lingua all’altra ma da una cultura all’altra.
Diceva che ogni suo libro era un atto di riconoscenza per un destino che gli aveva permesso di vedere, sentire, toccare con mano tante cose.

Dopo Ebano, in questi giorni mi è capitato di riprendere in mano In viaggio con Erodoto, un altro libro di questo grande "giornalista viaggiatore" che è insieme una finestra sul mondo, una lezione di etica, una dichiarazione di amore per la varietà delle storie e delle culture, un dialogo con se stesso. Ma anche un confronto con il compagno di viaggio che ha accompagnato il nostro fin da quando, giovane senza arte nè parte cresciuto nella grigia Polonia socialista, ha avvertito impellente la necessità di guardare cosa c'era oltre la frontiera: Erodoto, appunto.

Già, perché questo antico greco non fu solo e semplicemente uno storico, fu l'uomo che non si accontentò di quanto gli dicevano altri, che piuttosto volle andare a vedere e toccare con mano.

Erodoto, primo reporter della storia. Erodoto al fianco di Kapuscinski e di quanti, ancora oggi, sono consapevoli che "se non si va, non si vede".

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