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domenica 25 settembre 2016

Stephen King e l'autobiografia del mestiere della scrittura


On writing. Autobiografia di un mestiere è il libro che non ti aspetti da parte di Stephen King, maestro del fantasy e dell'horror, l'autore che da decenni sbanca le classifiche di tutto il mondo, con le sue storie perfette anche per il cinema (solo Shakespeare l'ha battuto quanto ad adattamenti cinematografici).
ficile da catalogare,

Più facile dire cosa non è: ovvero non una vera un'autobiografia e tanto meno un manuale per aspiranti scrittori. O almeno non solo questo.

Certamente un libro bellissimo, affascinante, con cui l'uomo che ci ha regalato tanti brividi ora ci incanta con la magia: quella che trasforma le parole in una storia.

Un libro buono per chi si cimenti con la scrittura, ma anche per chiunque ami la lettura e voglia tornare ai suoi libri con uno sguardo più allenato, più consapevole, perchè ha acquistato confidenza con gli "attrezzi del mestiere".

Delle tre sezioni del libro – Curriculum vitae, La cassetta degli attrezzi, Sul vivere – emoziona soprattutto la terza. Il racconto di una rinascita dopo un terrificante incidente, di un ritorno alla vita grazie alla scrittura. E anche questo ha il suo significato.

A proposito, a vincere una certa mia ritrosia verso il campione dei best-seller è stato proprio il sottotitolo: "autobiografia di un mestiere". Scrittura insomma come qualcosa che se non può sostituirsi alla vita è in grado comunque di nutrire la vita. Ma soprattutto scrittura come mestiere, come lavoro, come fatica, come paziente tessitura di storie e di idee e di parole, il tutto cucito con l'ago della passione.

Ecco qui, c'è questo nel libro di King, ora riedito da Frassinelli, niente a che vedere con un manuale di scrittura creativa, per intendersi, o con qualche consiglio elargito dall'altro della cattedra...

Bello e spiazzante, davvero.

mercoledì 25 giugno 2014

Tra Linus e Stephen King, quanto ci manca OdB

Era piccolo, tondo, curioso. Era un gigante. Irrequieto a oltranza, anarchico anche negli abbracci. Era Oreste del Buono. Detto Orestino da Federico Fellini. Detto Odb per brevità. Detto Mahatma per deferenza dai fumettari che ha scoperto, nutrito, accudito per una trentina d'anni sulle scintillanti pagine del suo Linus. Oltre a migliaia di articoli, i romanzi, i racconti, le centonovanta traduzioni, ha firmato cento dimissioni in vita. Tutte revocabili per cambio di umore....

Che meraviglia il ricordo che del grandissimo Oreste del Buono ci ha fatto qualche tempo fa, sulle pagine del Venerdì di Repubblica, Pino Corrias: grande anche lui per il modo con cui sa restituirci personaggi che è bene tenerci cari, con qualche legittima preferenza per la Milano che era la Milano di Enzo Jannacci e Beppe Viola.

Anch'io me ne ero quasi dimenticato. Ma quante cose devo a Odb. Solo per cominciare, i numeri di Linus che ancora oggi custodisco con maniale gelosia - e su cui non mi sono solo divertito, ho imparato cose del mondo più che in mille saggi; i Gialli Mondadori, per i quali si dice OdB abbia letto e proposto mille titoli, con la scoperta, tra l'altro, di Raymond Chandler, Dashiell Hammett e di altri "narratori della scuola dei duri col cuore morbido"; e Stephen King, la cui lettura lo avrebbe folgorato una notte, alla Fiera di Francoforte, da dove il giorno dopo partì una telefonata perentoria all'editore: "Comprate tutto, è un genio"...

Solo per cominciare, con questo uomo che aveva letto di tutto e che in casa conservava qualcosa come 30 mila libri, un alluvione di libri che aveva rotto gli argini delle librerie per occupare ogni spazio, tanto che per attraversare la sala bisognava passare sopra una scala in orizzontale, gettata sopra di essi.

Oreste del Buono amava Corto Maltese di Hugo Pratt e amava più di ogni altro libro Alice nel Paese delle Meraviglie. Aveva più di un punto in comune con Luciano Bianciardi, anarchico senza tempo. Anche lui si definiva anarchico, magari anarchico stalinista. Insofferente a molte cose, ma quasi sempre capace di emozionarsi.

Per il suo Milan, magari. E soprattutto per quel piacere del leggere che oggi, come no, vive un'epoca di stento. Di quanti Odb avremmo bisogno, oggi. 

sabato 16 novembre 2013

Se il bere non rende più artista l'artista

Hemingway o Fitzgerald non bevevano perché erano cretaivi, diversi o moralmente deboli. Bevevano perché é quello che fanno gli alcolisti.

Probabilmente è vero che le persone creative sono più vulnerabili di altri all'alcolismo e alla dipendenza dagli stupefacenti, e allora?

Siamo tutti uguali quando vomitiamo ai bordi della strada.

(Stephen King, On Writing, autobiografia di un mestiere, Sperling & Kupfer)

martedì 12 novembre 2013

Stephen King sulle storie da raccontare


Vorrei chiarire subito un punto. 

Non esiste un Deposito delle Idee, non c'è una Centrale delle Storie, un'Isola dei Best-Seller sepolti; le idee per un buon racconto spuntano a quel che sembra dal nulla, ti piombano addosso di punto in bianco: due pensieri che prima erano del tutto indipendenti tutto a un tratto trivano un punto d'incontro e si concretizzano in qualcosa di assolutamente nuovo.

Il tuo compito non è trovare queste idee ma riconoscerle quando si manifestano.

(Stephen King, On writing, Sperling)

venerdì 27 maggio 2011

King, Carver, e quello che si farebbe per pubblicare

Il talento dello scrittore spesso gira su se stesso in modo innocente, ma gli scrittori le cui opere rilucono di introspezione e mistero nel loro privato spesso sono dei mostri ordinari

Fa effetto leggere su un giornale Stephen King che scrive di Raymond Carver, perchè Stephen King pare che su un giornale possa essere solo un argomento. Ma poi come si fa a non leggerlo? Come si fa a non inseguire la storia di Carver, questo mostro ordinario che sembrava vivere solo per perdere ogni occasione e bere fino alla morte?

Parlare di Raymond Carver oggi significa parlare anche del suo editor, Gordon Lish, che pare abbia imposto ai manoscritti cambiamenti tali da cambiare anche la sua pelle di scrittore, da proporre al mondo dell'editoria un altro scrittore (e non che l'altro, quello vero, non fosse bravo, ci mancherebbe). Fu un passaggio obbligato, accettare quei cambiamenti tramite i quali Carver divenne il grande minimalista della letteratura americana. Obbligato, perché Lish deteneva il potere di accedere alla pubblicazione.

Si chiede Stephen King:

Qualsiasi scrittore si sarà chiesto che cosa avrebbe fatto o farebbe in analoghe circostanze. Di certo, a me è capitato: nel 1973, prima che il mio romanzo fosse accettato per la pubblicazione, mi trovavo in difficoltà simili. Ero giovane, perennemente ubriaco, cercavo di mantenere moglie e due figli, scrivevo di notte, speravo in un'occasione.

Speravo in un'occasione. In fondo sta tutto in questa frase. E prima di tranciare giudizi: noi cosa faremmo, per aggrapparci a quell'occasione?


sabato 27 marzo 2010

Nel laboratorio di scrittura di Stephen King



E' difficile da catalogare, On writing, il libro che non ti aspetti da parte di maestro del fantasy e dell'horror, l'autore che da decenni sbanca le classifiche di tutto il mondo, con le sue storie perfette anche per il cinema (solo Shakespeare l'ha battuto quanto ad adattamenti cinematografici).

Più facile dire cosa non è, né un'autobiografia né un manuale per aspiranti scrittori.

Certamente un libro bellissimo, affascinante, con cui l'uomo che ci ha regalato tanti brividi ora ci incanta con la magia: quella che trasforma le parole in una storia.

Un libro buono per chi si cimenta con la scrittura, ma anche per chiunque ama la lettura e voglia tornare ai suoi libri con uno sguardo più allenato, più consapevole, perchè ha acquistato confidenza con gli "attrezzi del mestiere".

Delle tre sezioni del libro – Curriculum vitae, La cassetta degli attrezzi, Sul vivere – emoziona soprattutto la terza. Il racconto di una rinascita dopo un terrificante incidente, di un ritorno alla vita grazie alla scrittura. E anche questo ha il suo significato.

A proposito, a vincere una certa mia ritrosia verso il campione dei best-seller è stato proprio il sottotitolo: "autobiografia di un mestiere". Scrittura insomma come qualcosa che se non può sostituirsi alla vita è in grado comunque di nutrire la vita. Ma soprattutto scrittura come mestiere, come lavoro, come fatica, come paziente tessitura di storie e di idee e di parole, il tutto cucito con l'ago della passione.

Ecco qui, c'è questo nel libro di King, niente a che vedere con un manuale di scrittura creativa, per intendersi, o con qualche consiglio elargito dall'altro della cattedra... Bello e spiazzante, davvero

La Terapia del bar: Massimiliano Scudeletti racconta il circo che si fece bar

  Ho dodici anni e passo spesso dietro il bancone , posso prendere qualsiasi cosa tranne gli alcolici naturalmente, ma mi piace guardare il ...