martedì 14 dicembre 2021

Viva la nebbia, che nasconde e a volte rivela


Dice Gino Cervi, giusto al primo rigo, tanto per  cominciare: "Sono nato dentro la nebbia". Di più, poco più sotto: "Sono nato nella fabbrica della nebbia". Si intende subito che non è solo un modo di cominciare un libro, che piuttosto è un imprinting. E io che Gino l'ho conosciuto per le sue storie di sport - di quello sport che sa farsi affabulazione, letteratura, lezione di vita - sono già dentro un racconto che non mi aspettavo. Catturato da una scrittura che sa di racconti intrecciati intorno a una tavola o davanti al camino, ma anche da un mondo di nebbia che, per me fiorentino, è esotico come la Malesia. Poco importa se la Bassa padana è a un'ora e un quarto di autostrada. 

La fabbrica della nebbia è un altro gioiello della Piccola filosofia di viaggio, la collana di Ediciclo che indaga sul nostro rapporto con i luoghi e in modi in cui li attraversiamo. E la nebbia è certamente un bel tema, ha la stessa forza delle nuvole, alle quali assomiglia per impalpabilità e mutevolezza, Anzi, ne ha più delle nuvole, perché a differenza delle nuvole avvolge, cancella, nasconde e a volte svela. 

Nebbia dunque, nebbia di argini, golene, passanti come ombre, campanili che chissà se ci sono ancora. In tutto questo Gino azzarda il viaggio sentimentale, che dal grande Laurence Sterne a oggi è necessariamente fatto di divagazioni. Cosicché si volta pagina e non si sa dove ci ritroveremo: i nostri passi nella nebbia. 

E la nebbia si fa memoir famigliare, resoconto di un'adolescenza, ritorno a un'epoca contadina che dicono non ci sia più, così come si dice della nebbia di una volta.  Ma poi quante altre cose ancora: i film di Pasolini, un portiere olandese che si perse nella nebbia, l'attore omonimo dell'autore che interpretò uno dei personaggi più abbinabile alle nebbie, il commissario Maigret. Ci sono tante buone penne - da Bianciardi a Fenoglio, da Arbasino a Brera - ci sono le mattine e i giochi di una volta. 

"Non è forse che nella nebbia sappiamo conservare meglio l'archivio della nostra memoria?", così si domanda Gino. E io con lui invoco la nebbia che cada su ogni cosa e mi affidi all'esercizio del ricordo. 

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