giovedì 9 dicembre 2021

Coraggio e felicità nell'Italia che resta


Voglio andare lì dove è più complesso arrivare, dove è più difficile restare e dove è più facile rimanere soli. 

Questa è la dichiarazione di intenti, questo è ciò che qualche anno fa ha messo in movimento Gianni Augello, giornalista che sa ascoltare e raccogliere le voci di chi solitamente non ha voce, uomo disposto ad attraversare frontiere, anche le più difficili, quelle della geografia interiore. Da qui un viaggio nell'Italia che frettolosamente cataloghiamo minore e che invece insiste a interrogarci su ciò che è diventato il nostro paese. Di qui un libro - L'Italia che resta (Ediciclo) - che di molte cose che ci riguardano  è cartina tornasole. 

Occhio anche al sottotitolo: La frontiera interna e il coraggio di essere felice. Con questi due concetti - il coraggio e la felicità - con cui è così difficile misurarsi. 

Di coraggio certamente ce ne vuole in qualche dose, per decidere di continuare a vivere nell'Italia marginale che Gianni tocca nel suo vagabondare per piccoli paesi, là dove lavoro e servizi mancano, dove i bambini non nascono più, dove anche la scuola primaria rischia di sparire. Eppure c'è davvero chi rimane - e non necessariamente perché dispone di meno carte da giocarsi altrove. C'è persino chi ritorna - e non necessariamente si tratta di un ripiego, del gusto amaro della sconfitta. 

E la felicità, certo, anche la felicità: che anche a sapere cosa sia  non è mai scontata per nessuno in nessun luogo, ma che in certi posti pretende di più. Però forse ripaga anche di più, a volte succede proprio con la scelta della salita, della strada a lato, della divagazione piuttosto che della facile scorciatoia.  

Coraggio e felicità, ma poi anche gambe per incamminarsi, energie e tempo per consegnarsi ai mezzi pubblici con le loro improbabili coincidenze, tra Basilicata e Lunigiana, per lasciare spazio alle soste nei bar e alle chiacchiere con gli sconosciuti. Per constatare di persona, per ragionare su ciò che non c'è più ma forse anche su ciò che ancora non è del tutto perso. 

Perché anche questo è il viaggio di Gianni, una strana parabola dove il senso di una crisi definitiva cede a qualche barlume di futuro: magari proprio da questi posti che stentiamo a ritrovare in una mappa arriverà non una richiesta di aiuto, ma qualche buon suggerimento. 


Ps.: Succede con i libri di viaggio che si finisca di parlare più del viaggio che di come il viaggio è raccontato. Però Gianni è buona penna e come tale va segnalato. Ecco per esempio come saluta Pontremoli, lembo estremo della mia Toscana: "Pontremoli è un 45 giri. Ha una canzone triste su un lato e euna d'amore sull'altri. Sei tu a scegliere se abbandonarsi alla malinconia, correre dietro sogni o fare entrambe le cose". E solo solo tre righe.

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