lunedì 1 marzo 2021

Dal bordello al fronte, donne libere nella Guerra di Spagna


 Tranquille: qui, con la rivoluzione o senza, gli uomini vengono sempre per la stessa cosa

 Doveva essere una gran persona - prima ancora che uno scrittore di valore - Antonio Rabinad, con la sua aria di lupo di mare che molte ne ha viste e con la sua bancarella di libri usati al mercato San Antonio di Barcellona. Uno di quegli uomini con cui l'empatia scatta subito e invita al bicchiere e alla chiacchiera. 

Mi dispiace non averlo scoperto prima e magari di non averlo incontrato nella città che ai suoi romanzi ha procurato assai più di un'atmosfera. Mi dispiace essere arrivato tardi anche a leggere La suora anarchica - e pensare che raramente mi lascio sfuggire qualcosa che abbia a che vedere con la Guerra di Spagna, con la sua storia che mi sembra concentri tutta la grandezza e l'orrore del Novecento. 

Tardi, ma ci sono arrivato: e ancora una volta sono grato alle Edizioni Spartaco, al suo catalogo di proposte che molto spesso sono piacevoli sorprese, nel segno della qualità e dell'anticonformismo. E dunque ecco questo romanzo, che mescola storia e inventiva, tragedia e umorismo, movimenti di massa e singolari traiettorie di vita. 

Juana è una giovane suora travolta dagli eventi successivi alla sollevazione di Franco. Le forze popolari - con gli anarchici in prima linea - riescono a difendere Barcellona, per molti religiosi scatta l'ora del si salvi chi può. Juana ripara in un bordello, tra donne da cui avrà molte cose da imparare. Presto però anche per le nuove compagne la vita prende un'altra strada. Volenti o nolenti, c'è chi provvede a emanciparle e ad arruorarle in un reparto libertario. Da donne di piacere a combattenti in prima linea contro il fascismo. 

E quante cose succedono nelle pagine che seguono, in una storia alimentata fino all'ultimo dal piacere di raccontare, ma senza voltare le spalle alla verità di certe vicende e di certi personaggi -  da Ernest Hemingway inviato di guerra al leggendario capo delle forze anarchiche Buenaventura Durruti

E sarà che così ho trovato ulteriore conferma alle mie convinzioni sulla Guerra di Spagna, esplosione di sogni ed eccessi. Sarà che Juana e le sue compagne mi sono entrate nel cuore, come è più facile con chi non intende plasmare la storia, ma semplicemente cavarsela come può. Ma questo è un libro che mi è già caro. 

Prima o poi avrò modo di vedere anche il film che ne ha tratto Vicente Aranda (Libertarias, con Victoria Abril e Miguel Bosè), poi mi sa che vorrò rileggerlo.    


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