lunedì 10 gennaio 2022

La carta perfetta, storia di un'ossessione


A cosa stai dedicando la tua vita? E cosa potrà mai succederti se la dedizione si trasformerà in ossessione? Meglio arrendersi o meglio disertare, sempre che questo sia possibile?

Ecco, sono domande così che continuano a sollecitarmi, una volta terminata la lettura di Vita annotata di Daniel Walker, primo romanzo di Stefano Scanu (Giulio Perrone editore), dopo diversi altri libri che di Stefano ho già avuto modo di conoscere, apprezzare, invidiare. Tutti segnati dal piacere della affabulazione, dall'attrazione per personaggi finiti ai margini, trascurati e forse anche trascurabili, eppure protagonisti di storie che sfidano le capacità della fantasia. Nonché dall'impulso alla divagazione, che a volte, si sa, è il miglior modo, se non l'unico, per arrivare alla meta.

Qualità che anche in questo libro animano Stefano, sempre pronto a inseguire i richiami della curiosità, a scartare di lato, a sondare strade meno battute. E tuttavia questa è una storia che dà corda libera per poi richiamare all'ordine. La vita intera di Daniel ruota intorno a un'idea, un progetto, un'ambizione. A un'ossessione appunto: quello di creare una carta perfetta, in grado di esaltare le qualità dell'inchiostro e di restituire al meglio le parole. 

Per inciso, una gran bella ossessione: credo decisamente apprezzata da bibliofili e bibliomani. Un'ossessione, per di più, assolutamente congrua per un secolo come il Settecento, di bizzarri talenti e sorprendenti affermazioni della scienza e della tecnica. 

Daniel Walker è un uomo del suo tempo, sta dentro il suo tempo: e di pagina in pagina ecco la follia cruenta  della Guerra dei Sette Anni e la follia sana dei fratelli Montgolfier che si avventurano nella conquista dei cieli; ecco il fumo e il sudore delle prime industrie ed ecco i lumi che accendono le menti, per cacciare secolari oscurità e mettere le ali al progresso. 

 Come andrà a finire non lo racconto. Meglio immergersi in questa vita che mi richiama qualcosa di Barry Lindon e qualcosa dei Duellanti, tanto per citare due gran film ambientati nello stesso secolo. Meglio lasciarsi portare via dalla narrazione e dalla voce particolare di Stefano, questa sua scrittura insieme pulita e ricercata, in effetti anch'essa un po' settecentesca. 

Lasciarsi portare via rimanendo aggrappato alle domande. Almeno a una: quale potrà essere la mia ossessione? 

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