domenica 2 gennaio 2022

Il ritorno è una partita a dadi


Quanto può cambiarci un viaggio? E quando inizia davvero il ritorno a casa? 

Sono questi e altri gli interrogativi che mi hanno incalzato durante una vacanza in Grecia mentre, steso al sole, sfogliavo Itaca per sempre di Luigi Malerba. Così ho ripensato alle peripezie di Ulisse, ho alternato i miei ricordi di viaggi precedenti alle letture preziose di scrittori come John Steinbeck, Jack Kerouac, Fernando Pessoa e Daniel Defoe. E azzardandomi a esplorare sentimenti che ci appartengono, mi sono sforzato di indagare il senso del viaggio, del ritorno, del continuo vagare della mente, soffermandosi sull’irrefrenabile irrequietezza che caratterizza da sempre coloro che per il mondo vanno, spinti dal desiderio di conoscenza.

Il ritorno è una partita a dadi, un acquisto a scatola chiusa. Un rischio e anche una possibilità. E questo ho provato a raccontare in Anatomia del ritorno, uscito in questi giorni per Italosvevo.

Caro vecchio taccuino, tanto umile che nemmeno pretende di accompagnarti, perché poco sopporta gli strapazzi del viaggio. Pensare che taccuino è parola nobile, che proviene dall’arabo, allo stesso modo dell’algebra e dell’arancia. Me-rito, pare, di un medico musulmano che raccolse consigli di salute e norme igieniche della Scuola di Salerno. Taquīm, ovvero disposizione ordinata. Ne avrei bisogno anche per la mia Itaca, per il racconto di ciò che è stato.

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