lunedì 3 maggio 2021

Dall'ambasciatore delle foreste al geografo anarchico


 Ci sono personaggi - e anche libri - che fanno capolino per anni e per anni rimangono dove sono. Sbucano come richiami, citazioni, indizi, ma restano possibilità non colte, per pigrizia o disattenzione. Poi succede qualcosa - finalmente la connessione giusta - e ci si chiede perché debba essere passato tanto tempo. 

Questo è esattamente quanto mi è successo con Élisée Reclus, un nome che più volte mi è venuto incontro e che sempre ho lasciato da parte, come una di quelle figure che possono rientrare nella cultura generale, ma che non accendono niente. Così mi è successo, almeno fino a quando non ho scoperto la via che da lui mi riportava a George Perkins Marsh, il mio ambasciatore delle foreste: un ponte di parole, alimentato da una discreta corrispondenza e da una visione ecologica in anticipo sui tempi e sorprendentemente affine. 

Sorprendentemente, certo, perché se Marsh era un diplomatico di carriera, il rappresentante degli Stati Uniti in Italia, Reclus, oltre a essere uno straordinario geografo era un convinto anarchico: e una buona fetta del suo fascino risiede proprio nella sua capacità di coniugare la scienza della terra con la sua idea di libertà. 

E dunque ecco che di lui ho appena terminato Storia di un ruscello, nell'edizione di Eleutheria: il libro in cui racconta un corso d'acqua dalla sua prima goccia di sorgente. 

"L'uomo è la natura che prende coscienza di se stessa", affermava Reclus, un secolo prima dei paladini dell'ecologia profonda. Ma in queste pagine non mette solo in gioco questa sua concezione del rapporto tra uomo e natura. Sperimenta la possibilità che la geografia si faccia narrazione: sicuro che anche il più modesto ruscello - "quello di cui seguiremo il corso non ha nulla che lo segnali particolarmente all'attenzione degli uomini" -  abbia comunque molto da dire.

E il libro sarebbe da tenersi stretto anche solo per la sua dichiarazione iniziale, che per me ha la forza di un'illuminazione:

"La storia di ogni ruscello, anche di quello che nasce e si perde fra il muschio, è sempre la soria dell'infinito"



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