lunedì 30 novembre 2020

Scendendo dal monte con l'acqua della torrenta


Scendendo la torrenta si incontrano storie di pietre e alberi, di esseri umani e animali. L'acqua ci racconta, acqua pulita, acqua che scorre libera, acqua che se ne frega dei confini umani, acqua che qualcuno tenta di imbrigliare....

Non c'è refuso nel primo rigo, è proprio torrenta, non torrente. E la torsione dal maschile al femminile, rivendicata orgogliosamente anche nel titolo, è solo una delle sorprese che ci riserva uno dei libri più notevoli tra quanti in questi anni hanno dato voce all'Appennino. 

E' un libro liquido, un libro d'acqua, La Torrenta di Federico Pagliai, ultimo uscito nella collana Appenninica dell'editore Tarka. 

Liquido, perché racconta un corso d'acqua dal suo cominciare, che è opinabile come lo è sempre per ogni corso d'acqua: per il Danubio di Claudo Magris forse un rubinetto che sgocciola, in questo caso forse un fiocco di neve che scende lieve e si adagia al suolo.

Perché questo corso è seguito in tutto il suo divenire successivo, rigagnolo che incontra e scivola sulla prima pietra e dopo fiotto che si getta nelle pendenze, rimbalza sulla roccia, fa festa di balzo in balzo. Finché più giù si acqueta di suo, il resto lo combina l'uomo, che lo imbriglia, lo argina, lo blocca con una diga. Come la vita di tutti noi,  lo scorrere della torrenta. 

Perchè non solo lo racconta, Federico, ma in qualche modo si fa lui stesso acqua: discende a piedi le sue sponde, ma a un certo punto non gli basta più, entra dentro con una barchetta, galleggia, registra corrispondenze con i fluidi del corpo, asseconda desideri e attrazioni. 

E perché non solo lo racconta, ma lascia che sia esso stesso a raccontare, a farsi voce. Una storia di acque in risonanza, recita lo stesso sottotitolo. Ora gorgoglio, ora fragore, ora silenzio persino rassegnato.

Il torrente - o meglio la torrenta - è La Lima, sull'Appennino Pistoiese. Poche decine di chilometri giù dai monti e stesso nome del paese più in ombra di Italia. Con l'acqua vengono via anche molte storie di pietre e alberi, di uomini e animali. A volte anche qualche parola, sembrano pepite che il setaccio trattiene: petricore, per esempio, l'odore dei sassi quando si bagnano di acqua nuova. 

Storie, nomi, voci: e la voce di Federico, che all'acqua si mescola e scende a valle.                                                                 

 

 



1 commento:

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