Le scienze umane della psicologia sociale in mano a questa gente diventano armi di distruzione di massa
Esagerazione? Non stupitevi di niente, perché non c'è proprio più niente di cui stupirsi. Provate a tracciare una linea di demarcazione, per mettere di qua ciò che è vero e magari anche ciò che è solo credibile, di là ciò che è invenzione, licenza creativa. E' un attimo e quella linea è spazzata via.
Tutto è drammaticamente vero. Tutto sopravanza ogni immaginazione proprio nel momento in cui si spaccia come delirio e satira.
Per dire fino a qualche momento fa avrei giurato che almeno fosse inventato il nome di questa multinazionale americana specializzata nel piazzare alle povere casalinghe (di Voghera e non) l'aspirapolvere da tremila euro brevettato dalla Nasa. E invece ecco, scopro che la Kirby esiste.
Esiste quindi anche il suo call center, esiste il suo esercito di telefoniste e venditori, esiste il suo sistema di infiltrazione endemica nelle nostre case, con l'obiettivo di venderci sogni e alleggerirci il portafoglio.
Vero quello che racconta Michela Murgia, vera questa sua esperienza di lavoro: e chissà se al tempo si sarebbe mai immaginata di imporsi con un libro come Accabadora.
Ho letto
Il mondo deve sapere tardi, diverso tempo dopo aver visto il film di Paolo Virzì
Tutta la vita davanti. E se a volte arrivare al libro dopo il film (o viceversa) infligge il senso del già visto, qui ho percepito due sguardi diversi e complementari sulla stessa realtà.
Nel film la vita della telefonista precaria – quella che si racconta nel suo blog. Nel libro il modo con cui questa micidiale macchina entra nella vita di ognuno di noi.
E ho pensato a tutte le telefonate che mi sono arrivate. Alle offerte irripetibili a cui non ho saputo dire di no. A questo mondo dove ben poco è come sembra. Alle valanghe di parole che ci vengono rovesciate addosso, come se fosse una conversazione tra amici, solo che in realtà niente, nemmeno una pausa, è frutto di improvvisazione.
Si sa, ma ci si casca ancora. Continueremo a cascarci. Queste cose funzionano, ci dice Michela Murgia:
Siamo davvero così manipolabili, è evidente. Perché mentre noi non pensiamo minimamente a quello che diciamo, c'è chi dall'altro lato del telefono ha già pensato a tutte le possibili obiezioni e sa come prevenirle con abili dribbling verbali. Così ci ritroviamo a dire sì senza nemmeno sapere perché lo abbiamo fatto
Sbalorditivo, è proprio tutto vero.
Si sa ma ci si casca ancora. Continueremo a cascarci. Queste cose funzionano, ci dice Michela Murgia:
“Siamo davvero così manipolabili, è evidente. Perché mentre noi non pensiamo minimamente a quello che diciamo, c'è chi dall'altro lato del telefono ha già pensato a tutte le possibili obiezioni e sa come prevenirle con abili dribbling verbali. Così ci ritroviamo a dire sì senza nemmeno sapere perché lo abbiamo fatto”
Sbalorditivo, è proprio tutto vero.
E dunque, che Sicilia, o cara (Felitrinelli) non sia un capolavoro (e che nemmeno pretenda di esserlo) è evidente. Che da Giuseppe Culicchia ci si possa aspettare di più, pure. Però con questo liberatevi della zavorra delle critiche e dei luoghi comuni. Semplicemente, tuffatevi in queste pagine, con la naturalezza dei gesti che vengono da lontano.
Allora la Sicilia esce dai depliant degli uffici del turismo, abbandona le cronache dei quotidiani, diventa grumo di affetti e memorie, legame che non ha bisogno di giustificazioni, diventa odori, colori, sciabolate di luce.
Culicchia la racconta attraverso il suo primo viaggio fatto da bambino: uno di quei viaggi che appartengono agli anni Sessanta e Settanta, il ritorno a casa per l'agosto, i bagagli stipati dentro l'utilitaria oppure caricati sulla vettura di seconda classe, il treno che dalle periferie operaie del Nord porta ai mari del Sud, la strada dell'emigrazione presa a contrario.
Il primo viaggio vero, fatto di tempo e sudore, di attesa e di saluti. Ma quanti viaggi prima, con i racconti del padre e le tante storie che si intrecciano intorno a una tavola, le parole come un tappeto volante che porta lontano, ma allo stesso tempo può riconsegnarci all'origine.
E prendetelo così, questo libro, non come un libro sulla Sicilia, ma un libro su un ragazzino che fantasticava sulla sua Sicilia e poi su un adulto che vuole tenersi stretto quel ragazzino.
Ps: Due anni fa sono stato anch'io a Marsala, città che prima per me era solo lo sbarco di Garibaldi e un ottimo vino. E Culicchia racconterà la sua Sicilia di adolescente, però grazie a lui sono ritornato a quei giorni, la pellicola di quel viaggio ha cominciato a girare...