martedì 15 marzo 2022

Bobi, così superfluo, così necessario


«Bobi era la persona che arrivava prima - e non si sapeva dove».

Bobi, ovvero Roberto Bazlen: uno che a ogni tentativo di definizione te lo ritrovi più lontano, come una di quelle palline elastiche di cui cerchi di catturare il rimbalzo. Per altri le parole servono per approssimazione, nel suo caso no, servono solo a misurarne l'insufficienza. 

Scrittore, critico letterario, traduttore, si legge sulla voce che gli dedica wikipedia. Ok, ma che senso dare a tutto questo per un uomo che in vita non ha pubblicato niente, meglio, non ha voluto pubblicare niente?

Sfuggente, imprendibile, tuttora da decifrare. Eppure personaggio da cui non si può prescindere, per come ha attraversato la cultura del Novecento, per come l'ha cambiata.

Protagonista dietro le quinte solo con le sue letture: già una ragione di vita sufficiente, un merito da riconoscergli. Rabdomante della letteratura mondiale, esploratore di lingue e culture, suggeritore di scommesse editoriali, senza calcolo, solo per la tentazione della curiosità, il gusto della scoperta, il dovere della bellezza. 

C'è lui dietro alcuni versi di Eugenio Montale, c'è lui, in particolare dietro la nascita di una casa editrice quale l'Adelphi: che oggi è facile dire che ci ha cambiato, anzi moltiplicato le visioni del mondo con i suoi titoli della Mitteleuropa  e dell'Oriente, con le sue investigazioni metafisiche, con le sue fughe verso il sacro, il marginale, l'altrove, ma provatelo a dire in altri anni, quando ciò che veniva prima, indiscutibile, era la saggistica della rivoluzione. 

Bobi invece era uno che della rivoluzione poteva scrivere così:
«E quando scoppia io mi metto il mio smoking e mi accendo una sigaretta, leggo un volume di Henry James e aspetto che il figlio della mia portinaia mi venga a prendere per portarmi alla ghigliottina».

A Bobi ha dedicato le ultime sue pagine Roberto Calasso, l'anima più che l'editore di Adelphi: come se poco prima di andarsene avesse voluto ricongiungersi idealmente all'amico con cui sognò e condivise un'avventura fatta di libri eppure non solo di libri.

Ed eccolo in queste pagine ripercorrere un'amicizia nata per caso e subito indispensabile - «Presto diventò la persona che più desideravo conoscere in quel luogo ignoto che si chiamava Roma»; eccolo ammirato e affascinato dalla sua capacità di riconnettere le pagine più diverse, di accostare titoli e autori apparentemente senza un filo; eccolo mancare il bersaglio nella definizione che comunque gli è andata più vicino - «Bazlen era inadatto a qualsiasi funzione, se non quella di capire e di essere».

Così superfluo. Così necessario.

 

 

 

 

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