sabato 12 febbraio 2022

Le 99 storie del cronista innamorato di Firenze


 L'angelo blasfemo. Il balcone rovesciato. Il fantasma di Baldaccio. Il coccodrillo di Montughi. I vichinghi sul colle. Il Dio Arno. La Madonna e gli Ufo. Il patagone. La prima statua della Libertà.... 

Basta scorrere l'indice per intendere che Novantanove volte Firenze di Mauro Bonciani (Le lettere) non è il solito libro su Firenze. E anche per tirare un respiro di sollievo: non è un altro libro su questa città, è un libro che aggiunge qualcosa di nuovo. 

Meno male, insomma: contro ogni pronostico Firenze ha ancora molto da raccontare. Può addirittura riuscire sorprendente - aggettivo che balza agli occhi nel sottotitolo - esserlo nonostante la quantità di carta con cui ha già stipato gli scaffali delle biblioteche. 

Certo tutto questo non è scontato. Ci vuole una buona dose di curiosità da parte dell'autore, che poi la curiosità è proprietà transitiva, che passa al lettore; ci vogliono tanti passi per le strade e le piazze, senza mete apparenti, gli occhi spesso all'insù per cogliere un nome su una targa, il dettaglio di una lapide; ci vogliono innumerevoli domande e il desiderio di spremere una risposta, direi in primo luogo come prova d'amore per una città. 

E allora, se questo è un libro intrigante, un libro che funziona malgrado tutto il già detto su Firenze, onore al merito dell'autore. E se funziona, aggiungo, credo sia perché Mauro Bonciani non è un saggista, non è né uno storico locale né un esperto del Rinascimento. E' un giornalista, anzi, come credo lui stesso sia orgoglioso di dirsi, un cronista: dunque uno che consuma le suole delle sue scarpe per cercare in giro le notizie del giorno. 

Solo che a un cronista di tanto in tanto salta per la testa di applicare il suo mestiere a una prospettiva più lunga, a un tempo più ampio: a un libro e non più a un quotidiano, ma anche a un passato che va ben oltre il giorno per giorno. 

E quindi la curiosità, quindi le domande giuste. Più l'amore per la propria città, presumo anche questa dote da cui non può prescindere un buon cronista. Amore non passionale, magari, amore maturo, rafforzato dalla consuetudine e dalla confidenza. 

Detto questo, ciò che questo libro ci propone è un vero e proprio viaggio per la città. Con occhi nuovi per una città non nuova, occhi che non sono del turista, casomai del flaneur.  

Verrebbe voglia di comporre una mappa con tutti i luoghi che i 99 capitoletti di Mauro toccano. Per poi aggiungere una crocetta, o un cerchietto, fate voi: la centesima storia, quella a disposizione di ogni lettore. 








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