martedì 6 aprile 2021

Cosa abbiamo perso perdendo l'arte delle lettere

 


Le lettere, dice Simon Garfield, hanno il potere di donarci una vita più grande. E non è cosa che dice tanto per dire. All'affermazione, piuttosto impegnativa, fa seguire un intero libro, generoso per pagine, storie, personaggi. Un libro in cui ci si tuffa per sentirsi subito a proprio agio, senza la minima intenzione di uscirne. 

 L'arte perduta di scrivere le lettere (Tea) non è solo una storia ambiziosa, che corre attraverso i secoli e i millenni, dagli antichi romani inchiodati nelle nebbie di Britannia fino ai nostri tempi. E' intensa riflessione sui motivi che hanno spinto (e spingono?) gli uomini a scrivere lettere e su ciò che da esse possiamo ricavare. E' galleria di capolavori, nella consapevolezza che siamo davvero di fronte a un'arte, praticata anche da persone che scrittori non si sono mai considerati. E' racconto di come quest'arte è andata di pari passo con lo sviluppo dei servizi postali, di ciò che hanno prodotto invenzioni che oggi ci stiamo lasciando disinvoltamente alle spalle, tipo i francobolli e le buche delle lettere. E del  modo in cui tutto questo è entrato nella vita quotidiana e ha addirittura plasmato intere comunità, legate dalle reti della corrispondenza e delle consegne a domicilio, più che da tanti fatti eclatanti.

In questa cavalcata si incontrano un'infinità di grandi della letteratura, alcuni bravi nelle lettere, altri sorprendemente no... Si scoprono gli insospettabili epistolari di gente come Charles Monroe Schulz, il babbo di Charlie Brown. Si inseguono episodi curiosi come le suffragette che si facevano recapitare - debitamente affrancate - al numero 10 di Downing Street, perché il regolamento postale così consentiva.

Soprattutto un libro malinconico, elegia di un'arte perduta, appunto,  ora che le lettere sono diventate obsolete, travolte da tecnologie che puntano sulla velocità e cancellano i supporti di carta. Tutto più facile, certo. Ma poi cosa rimane davvero?

Mi chiedo se non sia anche un libro sulla gentilezza, si domanda l'autore. E io con lui, consapevole di tutto ciò che riusciamo a spacciare su Facebook e Whatsapp.


 

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