giovedì 24 settembre 2020

Un disastro, ma bellissimo, un disastro che è danza


Come ci si sbaglia a volte. Come si insiste a sbagliare, malgrado il suggerimento del libraio amico, di cui mi dovrei sempre fidare. Lui questo libro lo tiene sempre in bella evidenza, lo consiglia a giovani e  meno giovani. 

Ma per me Zorba il greco è sempre stato solo un bel film, il bianco e nero che profuma di mare greco, il volto di Antony Quinn, la sequenza di passi del sirtaki, che per inciso solo da poco ho appreso che non è una danza tradizionale, è composizione del grande Mikis Theodorakis che da par suo insegue la tradizione.

Del resto non conoscevo nemmeno Nikos Kazantzakis, l'autore del libro da cui il film è tratto. Succede con Hollywood, il film oscura il libro, quasi lo dissolve. 

Kazantzakis io l'ho scoperto qualche anno fa solo per via indiretta. Grazie al libro di Luca Gianotti, scrittore e camminatore che ha raccontato Creta, attraversata da est a ovest, in compagnia delle sue parole. Solo dopo ho capito che gigante della letteratura sia. 

E dunque finalmente sono arrivato al libro, la cui copertina, va detto, nell'edizione italiana di Crocetti editore riporta comunque un'immagine del film. 

E' un'immagine solare, leggera, che regala un sentimento di spensieratezza, un'idea di libertà che a volte sa evocare proprio quel mare greco. Idea che per quanto ci riguarda connettiamo spesso al tempo delle vacanze: fuga, sospensione, rientro, soliti problemi, solita vita. 

Però la stessa idea percorre tutte le pagine di questo libro, anima un personaggio straordinario qual è Zorba: un greco che nella vita ha fatto e disfatto molto, imprevedibile, incostante, inaffidabile, ma soprattutto pieno di vita, capace di affrontare e superare ogni disgrazia e avversità.

Uomini del genere non si incontrano, irrompono nei nostri giorni, quando abbiamo la fortuna di incontrarli. Più che in lui vien facile identificarsi in Basil, lo scrittore inglese che approda a Creta dopo aver ereditato una miniera che dovrà far ripartire. 

Ben poche cose filano per il verso giusto, la stessa impresa della miniera sarà un disastro, anche per le malefatte di Zorba. Il quale per quanto farà venir meno infinitamente di più porterà in dono: una visione di vita, addirittura. 

Un giorno forse si ritroveranno, Basil e Zorba. O forse no. Ma certamente si porteranno dietro il ricordo della loro amicizia, la potenza dei giorni trascorsi insieme. Un disastro, ma bellissimo, dirà Zorba di ciò che è successo in miniera.

Un disastro a fronte del quale non c'è niente di meglio che accennare un passo di danza. Quel passo e poi un altro e un altro ancora, leggeri come la brezza che arriva dal mare. 





Non spero in nulla. Non temo nulla. Sono libero.

1 commento:

  1. Una recensione che non lascia spazio a dubbi e incertezza. Ho il libro ma non l'ho mai letto, forse per i motivi che hai addotto tu. Il suo momento è arrivato!
    Ciao!:-)

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