venerdì 3 luglio 2020

Le poesie in prosa di Goffredo Parise

Dodici anni fai giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. 

Così scriveva Goffredo Parise nel 1982, spiegando la genesi dei suoi Sillabari. In realtà si racconta anche un'altra storia, di lui che un giorno scorse nella piazza sotto casa un bambino con in mano un sillabario. Gli si accostò e lesse: L'erba è verde. Erano tempi di furori ideologici, ragionamenti astratti, pulsioni complesse. Parise fu spiazzato dall'essenzialità di quella frase, qualcosa del genere volle tentare in una prosa che si faceva poesia. Gli uomini d'oggi - spiegò - secondo me hanno pù bisogno di sentimenti che di ideologie

Fatto sta che solo ora, a distanza di tanti anni, ho finalmente letto i suoi racconti di sentimenti (non so se chiamarli così), riuniti nell'edizione Adelphi, dopo averli tanto tenuti a distanza. 

Come ci si sbaglia, temevo una scrittura cerebrale e spocchiosa, un eccesso di letterarietà. Del resto mi ero immaginato lo stesso anche per la poesia della Szymborska (non a caso stessa collana, stesso celeste in copertina).

Folgoranti, soprattutto gli incipit, che piombano come fulmini a ciel sereno, sentimenti subito in scena, situazioni che si illuminano, nonostante l'assenza di riferimenti abituali. Un giorno, un uomo, una donna, in genere è così che si inizia. Per esempio: 

Un giorno un uomo che amava la sua vita e quella degli altri comunque fosse ma non si guardava mai allo specchio, uscendo dal bagno si vide un attimo e gli bastò quell'attimo per capire tutto. 

Ecco, poi come si fa a non continuare?

Peccato che alla fine sia stato Goffredo Parise a smettere di sillabare i nostri sentimenti in pagine che di per sè sono microromanzi di raro nitore e capacità evocativa. 

Si arenò alla lettera S. La poesia - si giustificò - va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l'amore.

Tanto basta per il nostro piacere di lettori. Grazie ai Sillabari persuasi che sia raccontabile - chi l'avrebbe detto - anche ciò che è più vago e sfuggente.


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