lunedì 11 novembre 2019

Ulisse e il ritorno che necessariamente ci cambia

Sto seduto sulla costa sassosa di questa terra che dovrebbe essere Itaca, ma che ora non riconosco. 

Ecco, è appena arrivato. Per la precisione si è appena risvegliato dopo che i Feaci lo hanno lasciato a terra. Cosa strana, tra l'altro, che si sia addormentato, però così è, per tutto il poema l'eroe si dimostra facile alle lacrime e ai sonni. 

Quello che conta è che appena arrivato, dopo vent'anni che è partito. Vent'anni in cui non ha fatto che sospirare il ritorno, eppure eccolo: si guarda intorno e non riconosce la sua isola. 

Comincia così Itaca per sempre di Luigi Malerba (Oscar Mondadori), gran libro di un autore che dovrebbe essere più cercato e consigliato. Uscito quasi un quarto di secolo fa, rimane uno dei più belli tra gli innumerevoli ispirati al ritorno di Ulisse. E alle tante domande che queste vicende continuano a destare.

Ulisse non riconosce, Ulisse non è riconosciuto: si traveste da mendicante però non pare solo l'ennesima trovata dell'uomo astuto per antonomasia. Possibile che a non riconoscerlo sia anche l'amata moglie Penelope? 

Malerba in realtà ce la racconta in un altro modo, che a me intriga ancora di più. Lei Ulisse lo ha riconosciuto subito, però tace. E' ferita dal silenzio del marito, dal fatto che persino a lei non abbia voluto svelarsi. Il suo silenzio ora è punizione che colpisce gli affetti dell'uomo che briga per liberare il suo regno dalle pretese dei Proci, ma forse ha sbagliato qualcosa nelle valutazioni di ciò che conta davvero nella vita.

Come proseguirà il libro, non voglio raccontarvelo. Però ve lo raccomando, come potente metafora del ritorno, forse di ogni ritorno, necessariamente costretto a fare i conti col cambiamento di chi è partito come di chi è restato. Così come della fatica, del dolore, dell'umiltà, che esige non l'impresa di tornare a ciò che si era prima, cosa impossibile, ma di restituirsi a una possibilità di futuro.    



 






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