giovedì 7 ottobre 2010

Michela Murgia e il mondo che deve sapere

Le scienze umane della psicologia sociale in mano a questa gente diventano armi di distruzione di massa

Esagerazione? Non stupitevi di niente, perché non c'è proprio più niente di cui stupirsi. Provate a tracciare una linea di demarcazione, per mettere di qua ciò che è vero e magari anche ciò che è solo credibile, di là ciò che è invenzione, licenza creativa. E' un attimo e quella linea è spazzata via.

Tutto è drammaticamente vero. Tutto sopravanza ogni immaginazione proprio nel momento in cui si spaccia come delirio e satira.

Per dire fino a qualche momento fa avrei giurato che almeno fosse inventato il nome di questa multinazionale americana specializzata nel piazzare alle povere casalinghe (di Voghera e non) l'aspirapolvere da tremila euro brevettato dalla Nasa. E invece ecco, scopro che la Kirby esiste.

Esiste quindi anche il suo call center, esiste il suo esercito di telefoniste e venditori, esiste il suo sistema di infiltrazione endemica nelle nostre case, con l'obiettivo di venderci sogni e alleggerirci il portafoglio.

Vero quello che racconta Michela Murgia, vera questa sua esperienza di lavoro: e chissà se al tempo si sarebbe mai immaginata di imporsi con un libro come Accabadora.

Ho letto Il mondo deve sapere tardi, diverso tempo dopo aver visto il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. E se a volte arrivare al libro dopo il film (o viceversa) infligge il senso del già visto, qui ho percepito due sguardi diversi e complementari sulla stessa realtà.

Nel film la vita della telefonista precaria – quella che si racconta nel suo blog. Nel libro il modo con cui questa micidiale macchina entra nella vita di ognuno di noi.

E ho pensato a tutte le telefonate che mi sono arrivate. Alle offerte irripetibili a cui non ho saputo dire di no. A questo mondo dove ben poco è come sembra. Alle valanghe di parole che ci vengono rovesciate addosso, come se fosse una conversazione tra amici, solo che in realtà niente, nemmeno una pausa, è frutto di improvvisazione.

Si sa, ma ci si casca ancora. Continueremo a cascarci. Queste cose funzionano, ci dice Michela Murgia:

Siamo davvero così manipolabili, è evidente. Perché mentre noi non pensiamo minimamente a quello che diciamo, c'è chi dall'altro lato del telefono ha già pensato a tutte le possibili obiezioni e sa come prevenirle con abili dribbling verbali. Così ci ritroviamo a dire sì senza nemmeno sapere perché lo abbiamo fatto

Sbalorditivo, è proprio tutto vero.

Si sa ma ci si casca ancora. Continueremo a cascarci. Queste cose funzionano, ci dice Michela Murgia:

“Siamo davvero così manipolabili, è evidente. Perché mentre noi non pensiamo minimamente a quello che diciamo, c'è chi dall'altro lato del telefono ha già pensato a tutte le possibili obiezioni e sa come prevenirle con abili dribbling verbali. Così ci ritroviamo a dire sì senza nemmeno sapere perché lo abbiamo fatto”

Sbalorditivo, è proprio tutto vero.

3 commenti:

  1. Ciao Paolo, "ci ritroviamo a dire sì senza nemmeno sapere perché lo abbiamo fatto". Noi, no, non lo sappiamo, ma chi sta dall'altra parte sì e bene. Infatti il marketing oggi si è evoluto verso la neuroscienza utilizzando mezzi diagnostici clinici come la tac e la risonanza magnetica per studiare le modificazioni cerebrali al lancio di un messaggio. Questa nuova branca si chiama neuromarketing e ne ho parlato nel post http://ilserpentedigaleno.blogosfere.it/2010/03/tac-e-risonanza-magnetica-strumenti-del-marketing.html. Grazie per i costanti consigli sui libri di lettura. A presto. Massimilla

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  2. questa recensione mi ha incuriosito parecchio sul libro; è proprio vero che siamo quasi lobotomizzati su certe cose...che tristezza.

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  3. @massimilla: lo sai che ignoravo queste applicazioni della neuroscienza, voglio documentarmi... certo che corazzate di conoscenza che stanno usando contro di noi... non so se questo ci assolve almeno un pochino...

    @marty: quanto hai ragione, tempi triste... ma anche per questo i libri fanno bene, sono una bella iniezione di intelligenza e spirito critico

    A presto! paolo

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