lunedì 31 maggio 2021

I reportage di Simenon nell'Europa in bilico


Come i dottori di una volta, per lo meno come i dottori delle barzellette di una volta: "Dica 33". E i pazienti dicevano 33, mentre loro appoggiavano l'orecchio e auscultavano. Solo che in questo caso il 33 non è solo un numero, è un anno spartiacque, una corda sospesa per i passi incerti di un funambolo. Mentre lo stato di salute da verificare è quello di un intero continente.

Inverno 1933, ecco il Georges Simenon che non ti aspetti, quello che sembra prescindere dal suo  commissario con la pipa e dai romanzi di miserie umane, nebbie fitte, bicchieri di acquavite svuotati troppo in fretta. In Europa '33 la casa editrice Adelphi raccoglie i suoi reportage in vari paesi - Belgio, Polonia, Lituania, Romania, Unione Sovietica e altri - realizzati in un anno cruciale, lo stesso in cui Patrick Leigh Fermor parte per raggiungere a piedi Costantinopoli, cammino da cui discenderà un capolavoro assoluto della letteratura di viaggio. 

"C'è stata un'Europa di prima del 1914, poi un'Europa squarciata dale trincee e infine un'Europa del dopoguerra - scrive Simenon - Ma forse è ancora un'altra Europa questa Europa del 1933 che sonnecchia sotto la neve, e che, come chi dorme male, è scossa da bruschi e terrificanti sussulti".

La stessa Europa che si spalanca allo sguardo di Fermor: un mondo secolare irrimediabilmente cancellato dalla tempesta trascorsa e un'altra tempesta in arrivo, le cui avvisaglie non sono solo le camicie brune che hanno preso il potere a Berlino. 

Troppi trafficanti di illusioni e spacciatori di speranze, troppi sciacalli che si aggirano per le macerie della crisi. E paesi che non c'erano prima e che ora pretendono un posto al sole, ideologie pronte a macinare umanità. E fame, soprattutto fame, un continente affamato in una misura di cui oggi è difficile rendersi conto. 

Tutto questo Simenon racconta da par suo - e anche fotografa: meravigliose le immagini che in questo libro accompagnano le sue parole. Senza tirare le sue conclusioni, senza nemmeno azzardare una visione complessiva, uno sguardo di insieme - che semmai spetta a noi. Conta il dettaglio, conta l'istantanea: come del resto succede nei suoi romanzi, trama ma soprattutto atmosfera.

All'inizio la neve cade silenziosa, a larghe falde, il suo manto cancella i confini, regala una confortante sospensione di pretese e frenesie. Appena una tregua, fragile: ma cosa succederà con la neve sciolta, le frontiere di nuovo visibili, le strade pronte per gli eserciti?

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